in viaggio

Dopo le intense giornate, dense di incontri e visite trascorse ad Iringa, eccoci di nuovo sulla strada per Dar Es Salaam.

Ecco un breve resoconto delle nostre giornate a Iringa.

15 aprile
Dopo la giornata trascorsa a Dar per incontrare Manuela e l’ing. Asghedom di ritorno da Tabora dove hanno seguito le fasi conclusive della costruzione della casa di accoglienza per i bambini albini in vista della prossima inaugurazione, partiamo alla volta di Iringa via Morogoro dove ci fermeremo per interrompere il viaggio (circa 500 km di strada asfaltata ma sovraffollata di camion e corriere) ed evitare di viaggiare di notte (alle 19 è già praticamente buio)

Arriviamo a Iringa il 16 aprile nel pomeriggio e ci dirigiamo direttamente alla Bishop House dove troviamo ad accoglierci Padre Wissa e il Vescovo in persona. Dopo un caloroso benvenuto ed un ottimo caffè il vescovo ci lascia dopo averci confermato che ci incontreremo per parlare del nostro progetto lunedì e che siamo ovviamente invitati in cattedrale per la messa di Pasqua.
Subito dopo P. Wissa ci accompagna alla foresteria del RUCO (Ruaha University Campus) dove saremo ospitati per i prossimi giorni.

17 e 18 aprile
giornate di incontri preliminari con P. Luciano (anche lui qui ad Iringa per Pasqua) e con P. Wissa per discutere gli aspetti tecnici delle novità che siamo stati costretti ad introdurre dopo il brutto episodio che l’anno scorso ci ha costretti a chiudere anticipatamente il cantiere e a rientrare in Italia.
Abbiamo anche avuto il tempo di fare un passaggio a Tosamaganga per portare un nostro piccolo aiuto (assieme a quello che alcuni amici ci hanno affidato) a Sister Helen che dirige l’orfanotrofio che attualmente ospita 75 bambini fino a 7 anni compresi due neonati prematuri che hanno perso la mamma al momento del parto.
Siamo anche passati a trovare Sister Violet che dopo un periodo di studi in Kenia è adesso impegnata come infermiera all’ospedale di Tosamaganga dopo essere stata per circa tre anni responsabile del dispensario di Madege sulle “nostre” montagne.

Stefano (segue…)

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