Il dono di una Amicizia

Gli amici non si possono scegliere.

Gli amici sono un dono.

Giulio è stato un dono grande, una presenza, una certezza durante tutta la mia vita fin da quando ne ho memoria, anzi da prima.

Don Giulio Matteuzzi, per me è sempre stato Giulio, amico di mio papà, assieme al quale trascorsero giorni felici (quasi mitici ai miei occhi di bambino) a Parigi ospiti dei padri canonici di Notre Dame discutendo del generale De Gaulle e di altre cose che io a malapena capivo.

Durante le vacanze estive in montagna nelle case dell’ONARMO io mangiavo solo se c’era Giulio a tenermi in braccio.

Don Giulio che amava i bambini nel senso più puro e struggente; Don Giulio che ci affascinava con i sui racconti dei Meninos de Rua e delle scuoline di Salvador de Bahia, quando tornava dai lunghi periodi di missione spesi in Brasile a combattere contro povertà, ignoranza, abbandono e anche violenza.

Tuttavia i suoi racconti non erano mai tristi o spaventosi, nonostante raccontassero di situazioni dure e certamente difficili erano sempre sereni, forse velati di quella “saudade” che aveva pervaso anche il suo spirito missionario.

Vicino alla Teologia bella Liberazione, mai fuori dal solco della Chiesa.

Don Giulio era seminatore di amicizie, sapeva attrarre a sé le persone e gli animi più disparati mettendoli in contatto e generando così sempre nuove ed inaspettate occasioni di amicizia, di scambio di dialogo e di confronto tra idee e punti di vista anche molto, molto lontani tra di loro.

Rientrato dalla ventennale missione in Brasile è diventato Parroco a Santa Maria in Strada, cogliendo ed alimentando lo spirito di questa millenaria abbazia cistercense del quale è presto diventato “attrattore” rendendola un luogo frequentato da Amici oltre che da parrocchiani, sotto la sua guida la sua è diventata presto (ma non senza impegno costante, fatica e a volte amarezza) una comunità allargata e accogliente (oggi si direbbe inclusiva) dove tutti (persone ed associazioni) sono degni di ascolto ed attenzione.

Il suo motto, nelle innumerevoli occasioni di incontro che non si stancava mai di creare, nei modi più disparati, sapendo sempre cogliere le attitudini delle parsone che attraeva, era “aiutateci ad aiutare” mettendo così in circolo, idee e disponibilità.

Amico fraterno di Gianfranco e di Anna Maria non ha mai mancato di dare loro sostegno soprattutto nei momenti più duri, come quelli della malattia e della morte di mia mamma, ha sempre saputo seguire le vite dei suoi amici non negando mai la sua amicizia, sempre, senza indugi, senza pretese, anche a costo di enormi sacrifici e rinunce personali e sono sicuro che sia stato così per tutti i suoi amici e spesso anche per chi amico suo non riusciva ad esserlo.

Uomo di fede, chiara, diritta, mai imposta, sempre messa in discussione soprattutto con chi non la condivideva, è stato amico di Edgardo Monari, sostenendone il progetto di Solidarità e Cooperazione Senza Frontiere, condividendo la sua esperienza missionaria, a volte anche in modo critico, ma sempre in amicizia.

Fu uno degli artefici del riavvicinamento tra Gianfranco ed Edgardo convincendoli a superare le divergenze mettendone anzi la dialettica al servizio dell’amicizia che li legava da quando giovani prestavano entrambi servizio presso la Colonia dell’Opera Pontificia Diocesana di Bologna a Dobbiaco.

Giulio, che seppe vedere e guidare me e Manuela quando forse nemmeno noi avevamo idea di quello che sarebbe stato il nostro cammino come famiglia.

Don Giulio cui dobbiamo il nostro primo “progetto” da neo laureati, quando chiese a me a a Manuela di progettare una “Maestà” da collocare all’incrocio della strada che portava all’ingresso della chiesa di Santa Maria in Strada dove da poco era diventato parroco.

Sapeva coinvolgere gli amici sempre avendo cura di non fare favori, ma sempre solo creando occasioni, opportunità che stava poi alla libertà di ciascuno saper cogliere.

Mancherà Don Giulio, mancherà Giulio; la sua amicizia, il suo esempio, il suo insegnamento resteranno nelle vite di tutti coloro che ha incontrato.

Certamente nella mia.

Ciao Giulio, mi mancano i tuoi giochi di prestigio, con i quali mi stupivi, traendo da quello stupore bambino una scintillante felicità.

Stefano Manservisi

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