Assemblea generale e Rendiconto 2017

Ieri, domenica 25 novembre 2018 si è tenuta presso Villa Pallavicini a Bologna la nostra annuale assemblea generale ordinaria dei soci di SCSF durante la quale si è approvato il rendiconto 2017 che pubblichiamo di seguito.

Di seguito la presentazione delle attività di SCSF esposta durante l’assemblea:

Lo sviluppo dei “paesi in via di sviluppo”

Forse la definizione di “paesi in via di sviluppo” è ormai obsoleta e limitante, però probabilmente riesce ancora a rendere l’idea di cosa si stia parlando.

Ed è proprio a questa idea che voglio riferirmi in questa breve riflessione personale a margine di quello di cui si è in parte discusso la settimana scorsa a San Polo d’Enza all’incontro con l’ex Ambasciatore d’Italia e Presidente del Centro Relazioni con l’Africa della Società Geografica Italiana, Paolo Sannella e di cui si disquisisce spesso a sproposito nei talk show televisivi e in modo ancora più superficiale sui social media.

Se il tasso di sviluppo dei paesi si misura oggi in termini di aumento del P.I.L. su base annua, allora considerando che quello Italiano del 2017 è di +1,6% e quello Tanzaniano è di +6,5% allora si potrebbe concludere semplicemente che la Tanzania corre 4 volte più velocemente dell’Italia.

Ma da dove partiamo noi e da dove partono loro?  

Proviamo a vedere le cose in un altro modo facendo qualche semplice calcolo:
Un atleta professionista riesca a correre distanze brevi ad una velocità di 30 km/h (Usein Bolt, primatista mondiale, corre i 100 metri ad una velocità media di 37,587 km/h), quindi una velocità di 20 km/h è una buona media su distanze lunghe.
Ora proviamo ad immaginare che in Tanzania stiano correndo lungo la strada dello sviluppo, proprio alla velocità di 20 km/h.
Questo significherebbe che noi stiamo percorrendo la nostra via di sviluppo passeggiando ad una comoda velocità di 5 km/h.
Questo significherebbe anche che loro ci potrebbero raggiungere in poche ore.
Per esempio se la nostra meta comune fosse Roma, e partissimo tutti da Bologna, al nostro passo ci vorrebbero un’ottantina di ore, più di tre giorni, senza fermarsi mai, mentre i nostri amici tanzaniani in un giorno sarebbero già arrivati e ci aspetterebbero riposandosi .
Ma non partiamo tutti da Bologna.
Infatti il P.I.L. italiano, sempre del 2017, è di 1935 miliardi di dollari, mentre quello della Tanzania è di 52 miliardi di dollari.
Questo significa che se noi partiamo da Bologna per andare a Roma che dista circa 370 km, loro in effetti partono da Iringa e dovranno arrivare a Roma passando da Gibilterra, il che vorrebbe anche dire che se ci riescono, dovrebbero percorrere più di 10.000 km continuando correre a perdifiato per quasi un mese intero e senza mai fermarsi un attimo.

Questa credo sia una riflessione ineludibile ragionando del fatto che paesi in via di sviluppo come la Tanzania, avrebbero al loro interno le risorse per fare sviluppo in autonomia e che non hanno bisogno di aiuto.

Credo però sia altrettanto ineludibile riflettere attentamente ed approfonditamente si tipo di aiuto che noi possiamo offrire loro.

s.c.m.


Ci vediamo domenica!

Domenica prossima, 25 novembre 2018, assemblea ordinaria dei soci e incontro con gli amici di Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere:

ore 16:30 – Assemblea ordinaria dei soci di SCSF

ore 17:30 – Incontro con gli amici per aggiornarci sui progetti e scambiarsi idee e impressioni

ore 18:30 – Assaggio Musicale, trio d’archi

ore 19:00 – Brindisi, panettone e auguri

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Vi aspettiamo numerosi e generosi !

E’ sempre utile scambiare opinioni

Ovvero instaurare un dialogo tra persone con diverse esperienze da confrontare.

L’incontro di ieri a San Polo d’Enza è certamente stata una di quelle occasioni dove questo scambio è avvenuto, non sono incontri risolutivi, ovviamente, quasi mai lo sono, ma sono certamente occasioni positive e lo sono ancora di più se organizzate e partecipate con entusiasmo.

Il tema importante emerso anche ieri sera è quello della necessità, ormai urgente, di rinnovare, adeguare ed aggiornare, la “nostra” idea dell’Africa, occorre scrollarsi di dosso  quella idea romantica ed ormai anacronistica di un luogo dove semplicemente proiettare la nostra pur positiva necessità di dare aiuto e sostegno ai più poveri.

Anche se ancora in larga parte il continente è abitato da “poveri” (uso le virgolette perché il concetto di povertà è molto ampio e qui vorrei utilizzare quello più legato alla mancanza di pari opportunità e alla diseguaglianza nella disponibilità delle risorse pur presenti) è necessario uscire dal recinto del pauperismo buonista e affrontare la complessità di un enorme continente in rapidissima evoluzione.

E’ un dato di fatto che l’Africa sta cambiando velocemente, chi  ha avuto l’occasione di recarsi in quel continente con una certa regolarità negli ultimi 10 anni se ne è certamente accorto. Noi ne abbiamo sperimentato gli effetti sulla nostra attività di volontariato, sui nostri progetti.
Tuttavia questa consapevolezza di per sé non è sufficiente.
Il repentino cambiamento che sta subendo il continente africano non è omogeneo, non solo come mera conseguenza della enorme varietà geografica e culturale, ma anche localmente in conseguenza di spinte sociali ed economiche sia interne e locali che esterne e globali.

La indubbia maggiore accessibilità e pervasività delle nuove tecnologie in particolare di quelle legate alla comunicazione hanno prodotto effetti dirompenti sul piano culturale, senza tuttavia fornire strumenti di coscienza critica adeguati.

Il risultato è una repentina accelerazione dello sviluppo ma quello che può essere letto superficialmente come un miglioramento medio, guardando poco sotto la superficie è conseguenza di uno sviluppo asincrono dovuto al contemporaneo ed altrettanto veloce aumento della forbice tra una classe media in grado di accedere a risorse economiche ed anche culturali certamente maggiori ed una classe di esclusi (per lo più inurbati) sempre più poveri; ed anche coloro che riescono ad affacciarsi alla soglia di una nascente “classe media” devono sottostare a nuove dipendenze economiche non sempre sostenibili e che nel medio periodo rischiano seriamente di erodere le stesse risorse che ne hanno permesso l’accesso.

Di una cosa si può essere ragionevolmente certi: la complessità del continente Africano non può essere sottovalutata. L’approccio all’Africa sia che si tratti di cooperazione allo sviluppo, sia che si tratti di investimenti, deve essere consapevole, rispettoso, preparato e sostenibile.

Per chi opera come noi nell’ambito della cooperazione oltre a questi aspetti diventa fondamentale quello della solidarietà.

Non dobbiamo mai perdere l’attenzione a non creare, neppure inconsapevolmente (sarebbe ancora peggio), nuove dipendenze che costringerebbero coloro cui è diretto il nostro aiuto ad una sudditanza non così differente dal colonialismo economico che porta inevitabilmente al rifiuto del progetto e quindi al suo inevitabile fallimento appena il supporto economico verrà fatalmente a mancare.

Infine un ringraziamento ad Eugenio per l’occasione creata, a Giuseppe e Corrado per la partecipazione e a Mario che mi ha anche accompagnato da Bologna a San Polo d’Enza e ritorno.

Stefano Manservisi

Aggiornamenti dalla Tanzania

Cari amici di Solidarietà,

il lavoro in Tanzania sul nostro Hi Project Madege proseguono, grazie anche all’instancabile lavoro di Marco, Anna e Luciano che hanno prolungato il loro soggiorno in cantiere fino al prossimo Natale, aiutati come sempre dai nostri amici africani .

Più delle parole aiutano le immagini: quelle che seguono sono le ultime ricevute direttamente dal cantiere nei mesi di agosto e settembre appena trascorsi

Ultimato il fabbricato della centrale, tutte le delicate ed ingombranti parti che comporranno l’insieme turbina – alternatore sono state trasportate al sicuro in centrale pronte per l’assemblaggio appena il materiale elettrico inviato dall’Italia ed i tecnici della Brulli Energia di Reggio Emilia (sostenitore e partner tecnologico in questo progetto) saranno sul posto a Novembre.

Sono ormai completate anche tutte le opere “accessorie” necessarie alla conduzione della casa e della centrale. La nuova casa presso il cantiere a valle sarà la base del personale di Lung’ali (la società appositamente creata della Diocesi per gestire l’impianto idroelettrico) e come Casa Monari (la base di SCSF presso il cantiere a monte, vicino alla diga) è stata realizzata secondo i nostri standard; sarà in grado di dare alloggio a 4-6 persone e sarà dotata di impianti igienico sanitari adeguati.

Anche gli ultimi getti dei supporti della condotta (nel tratto “ascendente” del pozzo piezometrico) sono stati completati, così come la finitura di tutte le opere esterne in calcestruzzo, oltre alla “ordinaria” manutenzione della condotta che necessita di periodici interventi di pulizia dalla vegetazione e dal terreno.

Come sempre non sono mancate le difficoltà: le piogge intense ed impreviste delle settimane scorse hanno causato diversi inconvenienti che hanno ovviamente richiesto un impegno extra sia ai volontari che agli operai.

Le soddisfazioni però alleviano le difficoltà, non sono mancate le occasioni conviviali e di partecipazione alle manifestazioni locali e della parrocchia che sono anche preziose opportunità per rafforzare e consolidare il legame umano diretto della nostra associazione e dei nostri volontari con le comunità locali cui è rivolto il nostro progetto.

S.C.M. (foto di Marco Valdassalici ed Elia Kisoma)

Secondo giorno di viaggio

Il nostro breve viaggio in è al secondo giorno (in verità solo il mio viaggio sarà breve, perché Marco è Anna si fermeranno fino al 13 settembre).

Oggi qui è molto nuvoloso e a tratti piove. Anzi a Dar è diluviato ma per fortuna in quella mezzoretta di scroscio eravamo al coperto a mangiare prima di imboccare la Morogoro road con il programma di arrivare a Iringa (500km) entro mezzanotte.

In teoria avremmo dovuto partire attorno alle nove di stamattina dopo gli acquisti delle provviste per i primi giorni a casa Monari. Ma come sempre quando si viene qui i programmi si fanno per essere cambiati. Ovvero è necessario farli per non essere travolti dagli eventi ma occorre sempre ricordare che nove volte su dieci occorrerà cambiarli.

Infatti i tempi dei nostri acquisti in città si sono dilatati e abbiamo anticipato l’incontro con Padre Luciano che era previsto al mio rientro, e alla fine ci mettiamo in macchina alle tre. Considerando che per fare i 500 chilometri per arrivare a Iringa ci vogliono dalle otto alle dieci ore, periamo che il meteo e il traffico ci aiuti.

Infatti …

Per i primi 50 km è già molto se si viaggia ai cinquanta, la fila di camion stracarichi e fumanti è interminabile in tutti due i senso di marcia, Impossibile sorpassare, poi controlli della polizia ogni incrocio ma tanto a questa velocità non possono fare gran che e nemmeno contestarti i sorpassi.

Alle sette e mezza è già buio e comincia a piovere,

Per completare il quadro quanto siamo a una ventina di chilometri da Morogoro foriamo. Meno male che riusciamo a fermarci in un piccolo slargo perché cambiare una gomma del Toyota sul ciglio della statale di notte con la pioggia sarebbe stato davvero pericoloso.

Fanik ed Elia sempre guardati e aiutati da Marco cambiano la gomma forata come nemmeno i meccanici della Ferrari avrebbero saputo fare in queste condizioni.

Ma questa è gente piena di risorse, se in Italia mi fossi presentato con una gomma da riparare dopo le nove di sera probabilmente non avrei risolto gran ché, qui invece dal benzinaio alle porte di Morogoro abbiamo trovato il Gommista che per l’equivalente di circa 25 euro ha sostituita la camera d’aria e riparato la ruota.

Ormai è chiaro che dovremo dormire qui, anche con la ruota di scorta riparata è troppo tardi per fare i restanti 300 km dovendo anche attraversare il parco del Mikumi (dove è sconsigliato scendere dalla macchina anche di giorno) la valle dei Baobab (posto incantevole ma pressoché disabitato e del quale si narrano le disavventure occorse ai viaggiatori da sempre) e la salita di Kitonga (la ripida e stretta strada che sale tortuosa fino alla prima piattaforma dell’altro piano di Iringa); per giunta al buio e con la pioggia.

Trovare tre stanze decenti per una notte all’ultimo momento a Morogoro non è stato facilissimo. Il venerdì è giornata di rientro per tutti e con i tempi di viaggio che ci sono qui è evidente che in molti devono fare una sosta per la notte e noi per giunta siamo degli Mzungu (bianchi) con anche la pretesa di avere il bagno in camera, magari con la doccia e l’acqua calda. Comunque alla fine ci siamo riusciti, solo che domattina la doccia sarà fredda perché non c’è l’acqua calda. Anzi, a giudicare da secchio pieno di acqua che fa bella mostra di sé in bagno, a volte probabilmente non c’è propri l’acqua.

È ormai mezzanotte, domattina altra levataccia per cercare di essere a Iringa in tempo per gli ultimi approvvigionamenti, incontrare il Vescovo e salire in cantiere prima che torni buio.

A domani