Rosanna

Rosanna è la mamma di Eugenio, ci ha sempre sostenuto con un entusiasmo a volte disarmante.

Nelle poche occasioni che ho avuto di poter scambiare parole ed opinioni con lei non ha mai mancato di ringraziare l’associazione per quello che facciamo e per avere “accolto” Eugenio.

Ho sempre accettato volentieri i suoi complimenti ed i suoi ringraziamenti a nome di tutti noi replicando che in realtà siamo noi a doverla ringraziare per essere stata l’origine dell’incontro con Eugenio e per quel suo entusiasmo che è per noi preziosa fonte di energia nuova e necessaria per affrontare le fatiche e le sfide che i nostri progetti ci pongono quotidianamente.

Ora Rosanna ci ha lasciato, ma conserviamo il ricordo del suo entusiasmo contagioso, per il quale la ringraziamo ancora e ancora lo faremo.

Un abbraccio forte ad Eugenio su cui grava ora il peso della perdita ed un augurio perché possa farne opportunità di crescita.

Ti siamo vicini

s.m.

SCSF 2019 le nostra attività

Come ormai consuetudine da 11 anni, le cene di Solidarietà sono una occasione (assieme alla assemblea generale annuale della associazione) per fare il punto sulle nostre attività.

Quindi anche quest’anno ho cercato di riassumere chi siamo, come operiamo, cosa facciamo e a che punto siamo.

Per chi non ha potuto partecipare alla cena ecco il contenuto della presentazione.

XI cena di solidarietà: Grazie a tutti !!!

Vorrei ringraziare a nome di Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere, tutti gli amici che hanno partecipato alla cena di ieri sera.

In particolare un ringraziamento di cuore va al coro CantER e al Maestro Marco Cavazza che con una divertente scelta di canti popolari (tutti apprezzatissimi, in particolare ovviamente quelli africani) ha rallegrato e divertito gli amici presenti riscaldando i cuori in una serata di questo mese di maggio autunnale. Grazie, ancora, di cuore, e se anche il coro si è trovato bene con noi, speriamo di avere presto altre occasioni per ascoltare le loro voci.

Grazie davvero anche alle “Zdóre”, alle cuoche che hanno cucinato e condotto la cucina e la sala con generosità ed impegno, hanno rallegrato i nostri palati. Grazie !

Grazie a Manuela, Silvia, Luca, Marisa, senza il cui aiuto questi incontri non sarebbero possibili;

Grazie alla Parrocchia di San Martino in Argine per l’ospitalità;

Grazie a Mario, Paolo, Giuliano, Andrea, Eugenio, Tarcisio e a tutti gli amici di Solidarietà che concretamente sostengono e partecipano alle attività di SCSF;

Grazie a Marco, Anna, Giuseppe, Luciano, Benito, Benedetta, Sara, Anna Nicoletta, Suor Carla, Gian Luigi, Giulio, Fabio, Stefano e a tutti i volontari e amici che nel tempo si sono avvicendati in Tanzania e che continuano a donare il loro tempo e il loro entusiasmo;

Grazie agli amici africani che continuano con pazienza ad ospitarci ed aiutarci, stranieri a casa loro: Mons. Tarcisius, P. Vincent, P. Luciano, P. Peter, P. Salvador, John, Elia, William, Fanik, Bushiri, Saidi e molti, molti altri che sono cresciuti assieme a noi e continuano con caparbietà a sostenere il nostro impegno condividendone lo spirito;

E grazie anche a chi ci ha lasciato questa eredità, di solidarietà e di cooperazione senza frontiere: Edgardo, Don Giovanni, mi papà Gianfranco e molti altri ancora, so che ci seguono e ci aiutano;

Grazie a tutti voi per essere qui e grazie a tutti gli amici che continuano a seguirci e a sostenerci;

Il vostro sostegno è l’aiuto più gradito !!!

XI cena di Solidarietà

Cari amici di Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere con grande piacere vi informo che anche quest’anno, grazie all’impegno di Marisa, Silvia, Manuela e Mario, abbiamo organizzato la ormai tradizionale Cena di Solidarietà che è ormai giunta alla sua undicesima edizione !

Quest’anno abbiamo poi una bella novità: avremo il piacere di ospitare il coro CantER, il coro del Circolo Dipendenti della Regione Emilia Romagna, che si esibirà per tutti i partecipanti prima della cena.

Appuntamento quindi per Sabato 18 maggio dalle ore 19:30 presso la sala polivalente del Teatro San Luigi in via Sant’Elena 16 a San Martino in Argine, con il coro CantER e a seguire, cena conviviale.

Non dimenticate che lo scopo della cena è di sostenere le attività di Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere in Tanzania, in particolare il progetto “Under the Mango Tree” per l’accoglienza dei bambini albini abbandonati a Tabora, vi aspetto quindi numerosi !!!

Chiamate anche i vostri amici e siate generosi !!!

Di seguito tutte le informazioni utili.

Qui le indicazioni per raggiungere la sala polivalente del teatro San Luigi a San Martino in Argine.

Sostenete i nostri progetti:

  • potete donare utilizzando le info che trovate qui a fianco sulla destra
  • potete accordarci il 5×1000 aderendo alla nostra campagna

Riflessione sulla fatica di chi resta

La notizia dell’incidente aereo accaduto lo scorso fine settimana dove sono scomparsi assieme agli altri, anche alcuni volontari e cooperanti italiani durante il viaggio che li avrebbe portati sui luoghi delle loro attività mi ha colpito.

Non mi è facile esprimere i sentimenti che provo pensando a questo tragico evento. Naturalmente senza dimenticare tutte le disavventure e le tragedie che purtroppo accompagnano, fin troppo spesso, le attività di volontariato specie in ambito internazionale, eventi dei quali si cerca di non parlare ma che non possono essere ignorati.

Il pensiero va immediatamente e naturalmente a chi è scomparso ed a ciò che stavano facendo di buono, ma è soprattutto alle loro famiglie, a chi resta e soffre la perdita dei propri cari, sottratti al loro affetto proprio mentre stavano facendo ciò che ritenevano giusto fare seguendo i propri ideali e le proprie convinzioni, senza clamore, non per farsi belli o buoni, ma semplicemente perché credevano in ciò che stavano facendo e perché lo ritenevano giusto, che penso in questo triste momento.

Non che queste persone siano più importanti delle altre altre, ciascuna agli occhi dei loro cari, certo, ma questa tragedia mi spinge a condividere con tutti voi alcune riflessioni che sino ad ora ho sempre tenuto per me.

In particolare su quel sottile senso di disagio, un misto tra timore e malinconica tristezza, non intense ma quanto basta per lasciarmi sempre, assieme all’entusiasmo e alla energia che accompagna ogni partenza, in leggero sapore amaro. Provo queste sensazioni contraddittorie ogni volta che parto, ogni volta che per le attività della nostra associazione, cose in cui credo, cose che credo giuste, devo partire lasciando a casa la famiglia.

La consapevolezza che chi resta, mentre noi partiamo per seguire ciò che riteniamo giusto, prova sentimenti contraddittori: solidarietà e condivisione, ma anche abbandono.

Il tempo che decidiamo consapevolmente di impegnare per il volontariato per quanto convintamente giuste possano essere le motivazioni, è comunque tempo sottratto alla famiglia ed agli affetti, e se chi parte può essere disposto a sacrificarlo in ragione di un valore che si ritiene superiore, resta il fatto che dall’altra parte il reciproco non è una scelta ma una conseguenza.

L’entusiasmo e l’impegno che sostiene ogni partenza ha per me sempre una punta di amaro per chi resta a casa, non importa se per periodi più o meno lunghi o per mete più o meno lontane, senza l’accettazione, tacita spesso, delle nostre personali decisioni, noi non potremmo seguire gli ideali in cui crediamo.

La fatica, la sottile ansia, la responsabilità verso i figli e la famiglia, il carico certamente maggiore per la vita quotidiana che comunque prosegue anche durante le nostre assenze, valgono tanto quanto, se non di più, il nostro impegno, la nostra fatica, il nostro tempo durante queste assenze.

In questa tragica occasione penso che, chi scompare mentre si sta impegnando in ciò che ritiene giusto, non ne sopporta le conseguenze ed il dolore, non dovrà chiedersi il perché, oppure sopportare il rimorso di non essere riuscito a trattenere a sé i propri cari, o trovare la forza di condividere e continuare a credere in ciò che appare direttamente la casa di una così violenta ed irreversibile privazione.

é chi resta che sopporta sempre la fatica di dover sopperire a chi parte. E se il ritorno, riportando affetti ed entusiasmo rimette in equilibrio la vita, la perdita lascia il peso del recupero sulle spalle di chi resta.

Lascia però anche tutta la forza, l’energia, la volontà, la fede, l’entusiasmo e forse anche l’incoscienza profuse da coloro che pur involontariamente hanno sacrificato la propria vita per un ideale buono, e certamente tutte queste forze, energie, volontà, fedi ed entusiasmi avranno generato legami di amicizia e di solidarietà che pur non potendo sostituire la perdita di un famigliare, potranno però in qualche modo aiutare chi è rimasto a sopportarne il peso a forse a rimarginarne le ferite.

Questo è ciò che spero per chi resta.

S.M.

Si monta il cuore dell’Hi project Madege

Si monta il cuore dell’Hi project Madege

In questo ultimo scorcio di anno Marco, Simone assieme agli operai stanno facendo veramente un lavoro stupendo ed impagabile. Di seguito il massaggio direttamente dalle parole di Marco (che ormai, giustamente a mio parere, si firma scherzosamente, S.Marco):

“Comincia a piovere, oggi giornata dedicata a P. Luciano che è salito da noi per verificare la situazione. Abbiamo parlato dei prossimi impegni e modalità per affrontarli. Abbiamo insistito sulla puntualità quando si riprenderà il lavoro con altri tecnici della Brulli che non disporranno di molto tempo. Noi nei prossimi giorni continuiamo il lavoro accanto alla turbina, non cosa da poco e crediamo di fare un buon lavoro. Domani il programma è di infilare il gruppo turbina e volano nel cassone tegoli. Ti manderò aggiornamento fotografico di questa bella macchina che sto imparando a conoscere.
A domani.
S. Marco”

Ed eccole le ultime immagini che Marco ed Elia ci hanno mandato proprio ieri (12 dicembre 2018) dal cantiere a valle delle cascate del Lukosi, con i commenti di Marco: 

Continuo ad essere ammirato dal lavoro che Marco, assistito dall’Ing. Simone Miranda ed aiutati dagli operai africani stanno facendo, al tutti loro ed anche ad Anna che continua infaticabile a mantenere operativa ed accogliente Casa Monari per i nostri volontari e tecnici italiani, vada il nostro più caloroso e fraterno ringraziamento. Da parte mia anche un poco di “invidia” per non poter essere assieme a loro in questo momento.

Grazie ragazzi, continuiamo a fare “piccoli passi” assieme !!!
BUON LAVORO !!!

Solidarietà, avventura di vita

Nel momento in cui vedo le foto che mi manda Marco dalla Tanzania via whatsapp, che testimoniano le prime fasi del montaggio della turbina, il cuore del nostro Progetto idroelettrico integrato, quasi all’improvviso ed in modo inaspettato vengo colto dall’emozione, una emozione forte che vuole uscire e devo in qualche modo comunicare, condividere; è l’emozione di un ricordo che sale dal profondo, dal cuore: è il ricordo di mio padre, il ricordo di Gianfranco, di quanto si era dedicato a questo progetto negli ultimi anni della sua vita, quanto ne sentisse (ora lo comprendo appieno) la responsabilità e l’impegno.

Impegno nel quale, come sempre, si era dedicato con tutto se stesso, nonostante l’età e la fatica, nel ricordo del suo amico fraterno Edgardo, che proprio lui aveva indicato alla guida di Solidarietà per completare il suo visionario progetto, con lo scopo di dare a chi ne era privo, le medesime opportunità di sviluppo e di miglioramento della propria condizione di vita, che tutte le persone dovrebbero avere in qualsiasi parte del mondo.

Monari aveva iniziato il suo impegno in Tanzania, mosso da una fede profonda radicata ed incontenibile, per un legame di amicizia e di solidarietà con gli amici che avevano condiviso lo slancio fraterno verso le famiglie colpite dal terremoto del Friuli.
Amici, alcuni dei quali religiosi, che successivamente si erano dati missionari in Tanzania a seguito del gemellaggio tra la Diocesi di Bologna e quella di Iringa.
Amici che arrivati in Tanzania, sulle montagne dell’altopiano di Iringa con la responsabilità di allestire dal nulla una comunità, un dispensario ed un minimo di assistenza non solo religiosa, ma umanamente anche sociale e medica, con risorse scarsissime in un luogo dove non era disponibile nulla se non una natura fertile e generosa.
Erano e sono tuttora, montagne bellissime (per chi come lui amava la montagna) ma dove Edgardo, quando cogliendo la richiesta di aiuto dei suoi amici vi si recò le prime volte, restò profondamente colpito, lui medico, professore universitario e attento pediatra, dalla mancanza dei minimi presidi sanitari per far fronte alle più elementari esigenze mediche e sanitarie delle persone e soprattutto dei bambini che numerose popolano quell’altopiano.
Di qui il suo impegno crescente ed il coinvolgimento improntato alla totale gratuità e donazione di tutto se stesso per aiutare i suoi amici e le persone che diventarono anch’esse suoi “rafiki”, amici in lingua Kiswahili; una vita dedicata all’Africa ed in particolare a quelle montagne della Tanzania, coinvolgendo a sua volta gli amici più vicini e quindi anche Gianfranco e Annamaria, i miei genitori.
Ed è a loro e quindi anche al Professor Edgardo Monari che devo la mia educazione alla Solidarietà, alla Cooperazione, senza frontiere, esperienza della condivisione e tutte le opportunità di crescita e di conoscenza che ne sono venute per me e anche per la mia famiglia.

Porto profondamente impressi con affetto ed emozione, i ricordi degli anni passati a fianco di mio papà quando, dopo aver declinato ogni precedente offerta dell’amico Edgardo di seguirlo in Tanzania, si trovò ad esaudire questo desiderio per vincolo di amicizia, dopo la scomparsa dell’amico e la perdita dell’amata Annamaria, iniziando così la sua “avventura” africana che animò di speranze, entusiasmi ed anche delusioni cocenti gli ultimi anni della sua vita.

Sono proprio queste che vedo ora, le immagini che avrei voluto poter guardare assieme a papà.
So che da dove è ora le vede comunque, ma sono io che avrei voluto poterlo guardare ancora una volta negli occhi, e vedere ancora il suo sguardo, e sentire ancora la sua voce, e condividere la sua gioia e la commozione che sicuramente lo avrebbe colto come ora coglie me nello scrivere queste parole; avrei voluto poter vedere come ne avrebbe parlato, certamente con l’entusiasmo di un bambino, ai suoi nipoti.

Io che ho fatto ben poco, se non cogliere le occasioni che mi sono state offerte, grazie ad Edgardo ed ai miei genitori che hanno avuto fiducia in lui e trasmesso a me il loro entusiasmo; ho avuto la possibilità, il piacere, l’onore, oltre che l’orgoglio, di poter partecipare a questa “avventura” di vita.
Ho potuto accompagnare il Prof. Monari, molti anni fa, prima in Friuli assieme a mio papà e mia mamma per aiutarli a costruire le casette in legno per le famiglie che avevano perso ogni cosa nel terremoto; poi ho potuto aiutare come potevo, da studente, Edgardo e mio babbo nello sviluppo dei progetti in Tanzania e proprio grazie a loro ho avuto nel 1984, la possibilità di fare la mia prima esperienza in Tanzania, accompagnato dal professor Monari, assieme ad alcuni amici per fare i rilievi topografici per il primo progetto idroelettrico di Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere, che ha portato alla realizzazione dell’impianto che tuttora alimenta la missione e l’ospedale di Usokami; e infine il più recente coinvolgimento nella realizzazione del Progetto idroelettrico integrato a Madege, immaginato dalla visionaria lungimiranza del Professor Monari assieme ai Padri della Consolata e al Vescovo della Diocesi di Iringa.

Queste foto, che non ho scattato io ma che sento comunque in parte mie, sono dedicate a loro: a Edgardo, a Gianfranco ed anche ad Annamaria, amica, compagna, moglie e madre, che li ha sempre sostenuti anche nei momenti più difficili della loro amicizia:
continuate ad indicarci la strada, cercherò di seguirla come meglio posso.

Grazie !

Stefano