La pandemia in Africa

Mentre noi qui in Europa stiamo combattendo la pandemia principalmente con gli strumenti del confinamento e del distanziamento sociale e stiamo già cercando di immaginare e programmare la cosiddetta “fase 2” durante la quale dovremo certamente convivere con questo ingombrante quanto microscopico coinquilino fino a quando non sarà debellato o reso innocuo, in Africa, dopo un primo periodo di latenza che aveva anche fatto sperare in una qualche misteriosa maggiore resistenza del continente verso il nuovo SARS-Cov-2, purtroppo si stanno registrando numeri in aumento i quali, se pur ancora lontani da quelli occidentali e cinesi, lasciano sempre meno spazio ad illusioni.

Anzi molti osservatori specializzati ritengono che i numeri attualmente bassi siano purtroppo legati ad una diffusa sottovalutazione dovuta alla scarsità di mezzi e di conoscenze.

Nulla di nuovo quindi, ed a peggiorare le cosa c’è anche la difficoltà, inedita per certi versi, dei paesi più ricchi i quali sono attualmente impegnati in una lotta interna per fronteggiare l’epidemia o nel migliore dei casi a come affrontare la ripresa e la riparazione dei danni subiti.

Unico segnale di attenzione, la decisione presa dal G20 nella ultima seduta di sospendere il debito dei paesi più poveri ed in difficoltà.

Certo non basta, l’Africa purtroppo si avvia ad essere il nuovo fronte avanzato della “guerra” contro il Coronavirus. Ma non solo.

Personalmente sono convinto che questa pandemia sia in parte (anche se non so dire quanta) conseguenza dell’eccessivo sfruttamento delle risorse del nostro pianeta. Sfruttamento che se non eccessivo è certamente ed evidentemente sbilanciato e squilibrato. Sbilanciamento e disequilibrio ancor più evidente in Africa, almeno in quella parte che noi come Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere abbiamo osservato in ormai quasi 40 anni di attività.

Siamo credo tutti convinti che ne usciremo. Ma non ne usciremo indenni, sarà necessario fare tesoro degli insegnamenti anche amari e duri che questo periodo ci ha lasciato, dovremo impegnarci per fare in modo che NON TUTTO torni come prima, pena il ripetersi delle medesime conseguenze.

La capacità di fare tesoro di quanto questa epidemia ci ha insegnato e di combattere eccessi e diseguaglianze sarà cruciale per lasciare alle generazioni future (nemmeno tanto lontane) un mondo in condizioni migliori di quelle in cui lo abbiamo condotto negli ultimi due secoli.

Da quando abbiamo dovuto forzatamente sospendere la nostra attività sto cercando di mantenere il contatto con gli amici africani e di mantenere aggiornato il quadro della situazione in Tanzania.

Anche l’informazione è sbilanciata e disomogenea, e se da un lato è comprensibile che tutti i canali informativi occidentali siano orientati alla discussione della situazione locale interna, non è invece giustificabile il disinteresse pressoché totale verso la situazione nei paesi più poveri.

Non è facile reperire notizie certe aggiornate ed obiettive sulla situazione in Tanzania, di seguito condivido alcuni articoli recenti ed interessanti per conoscere la situazione in Africa ed in Tanzania.

In più posso aggiungere la sensazione tratta dai sempre difficili colloqui telefonici con i nostri amici in Tanzania.

Purtroppo l’atteggiamento che ne ho percepito è quello di un incredulo disorientamento e di una rassegnata impotenza. Atteggiamento che pur non paragonabile a quello diffuso in Italia solo a gennaio scorso, quando ancora ci illudevamo che l’epidemia fosse una questione confinata alla Cina e lontana dalle nostre case, sento nelle parole degli amici in Tanzania la stessa distaccata preoccupazione, solo un po’ appesantita dalla gravità delle notizie che arrivano loro dall’Europa e dall’Italia. Un atteggiamento di incredulità forse sbalordita, mista al fatalismo di chi sapendo di non avere mezzi minimamente paragonabili a quelli dei paesi dove nonostante tutto il virus sta mietendo migliaia di vittime, teme di non avere alcuna possibilità di intervento.

Ancora una volta non hanno scelta. Possono solo affidarsi alla Divina Provvidenza ed alla preghiera (certamente molto più sincera della nostra) e guardare a noi per capire se e quando saranno colpiti da questo flagello.

Noi, come associazione, avremo la responsabilità, una volta che ci saranno le condizioni, di cercare con rinnovata energia di completare il nostro progetto per dare loro una opportunità in più.

Di seguito trovate qualche spunto di riflessione e di informazione sulla situazione in Africa ed in Tanzania.

Da Il Post: “Nei paesi poveri le restrizioni rischiano di fare più danni dell’epidemia

Da Agenzia Fides: “AFRICA/TANZANIA – Coronavirus: il Presidente della Tanzania proclama tre giorni di preghiera nazionale

Dalla rivista Missioni Consolata (organo della Fondazione Missioni della Consolata ONLUS, ONG fondata dall’Istituto religioso Missioni Consolata : “Coronavirus. Tessere alleanze contro l’angoscia” e anche “Usati e calpestati”

Vi propongo anche un paio di pubblicazioni apparentemente in contrasto, ma dalla cui lettura si possono trarre interessanti spunti.

Affari Africani con “CORONAVIRUS: CASI E RESTRIZIONI IN AFRICA, AGGIORNAMENTO DEL 17 APRILE

La rivista “AFRICA – La rivista del continente vero” è forse la pubblicazione on-line in lingua italiana che più di altre sta seguendo l’evolversi della pandemia nel continente africano.

Quotidiani e periodici locali in Tanzania stanno iniziando ora a dare una copertura più esaustiva sulla evoluzione della pandemia con i relativi numeri ed i provvedimenti adottati.

The Citizen ha ora una pagina dedicata al coronavirus anche se al momento riporta solo i numeri nei diversi stati della comunità centroafricana e alcuni link utili.

Anche il Daily News in Tanzania sta iniziando a dare una copertura più completa sul tema.

All Africa invece si propone come portale “all news” dall’Africa in generale ma con alcuni approfondimenti periodici anche dalla Tanzania

Infine si possono trovare spesso approfondimenti dalla Tanzania e più in generale dall’Africa intera anche sui siti web inglesi dell’ INDEPENDENT e ovviamente della BBC .

Se avete ulteriori aggiornamenti dalla Tanzania e volete condividerli con noi saremo felici di pubblicarli su queste pagine. Potete inviare il testo (che comunque sarà verificato ed eventualmente “moderato” dai responsabili) a questo indirizzo di posta elettronica: scsf.ong.it@scsf.it indicando obbligatoriamente nome e cognome e codice fiscale dell’autore, esplicita autorizzazione scritta alla pubblicazione telematica e eventuali fonti.

Infine saremmo felici se qualche amico madrelingua Swahili o con una sufficiente conoscenza volesse aiutarci ad organizzare una breve “rassegna stampa” delle principali news presenti sui portali dei periodici che pubblicano in lingua locale, da pubblicare periodicamente qui sul nostro “bollettino” on-line.

Grazie fin da ora a chi vorrà collaborare.

Stefano C. Manservisi

Buona Pasqua

Cari amici,
è una Pasqua differente quella di questo 2020, difficile per certi versi, certamente carica delle sofferenze causate dall’epidemia che sta flagellando tutto il mondo, dove più e dove meno, causa di disagi e sofferenze, soprattutto per i più deboli e per i più poveri, tuttavia non priva di nuove speranze e forse anche opportunità.

Opportunità che non dovremo sprecare e dimenticare una volta che tutto ciò sarà superato.

Il tempo per stare assieme in famiglia, il tempo per pensare, per ritrovare ritmi meno frenetici, la solidarietà con i vicini, la riscoperta di amici lontani, il tempo per pregare e per ricordare chi non c’è più, il silenzio e l’odore diverso dell’aria delle nostre città, sono tutte cose delle quali non dovremmo dimenticarci appena tornati alla “normalità”.

Forse è proprio quella normalità che dovremmo cercare di cambiare, di migliorare.

Certo la preoccupazione per il futuro ancora più incerto c’è ed è forte e reale, ma non ci deve mancare la volontà di riprendere con maggiore solidarietà e maggiore cooperazione, perché come amava scrivere il nostro dottor Monari:

INSIEME SI PUO’ – PAMOJA IWEZEKANA – TOGETHER WE CAN !

Ed ancora una volta faccio mie le sue parole per porgerle a tutti voi come augurio in questa strana Pasqua 2020.

Auguri a voi, alle vostre famiglie, ai vostri cari a casa o lontani e un abbraccio da lontano a chi in questo momento di tempesta ha sofferto la perdita di parenti o amici.

Forza ! Resistiamo per ricominciare meglio di prima.

Stefano Manservisi

Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere ha deciso di contribuire al progetto “PIU’ FORTI INSIEME” della Fondazione Policlinico Sant’Orsola di Bologna che sostiene proprio il Policlinico, dove anche Edgardo Monari fu medico e docente.

Vi esortiamo a sostenere assieme a noi il progetto “PIU’ FORTI INSIEME

Potete trovare tutte le informazioni necessarie seguendo questo collegamento: https://www.fondazionesantorsola.it/progetti/piu-forti-insieme/

Ciascuno di noi quindi si preoccupi della salute di tutti noi e di quella dei propri cari, rispettando le indicazioni dei medici e delle autorità sanitarie e pubbliche, aiutando coloro che sono in difficoltà secondo le proprie possibilità e sensibilità, secondo coscienza e prudenza.

Insieme si può

Cari amici di Solidarietà, in questo periodo difficile denso di interrogativi ed incognite, una cosa è certa ed evidente:

solo se ciascuno offre il suo contributo, secondo possibilità e disponibilità, tutti insieme ne usciremo al meglio.

Certo non indenni, purtroppo questo flagello si è già lasciato dietro una scia di vittime e di sofferenze e continuerà a farlo per un tempo non prevedibile, alla fine però ne usciremo ed allora dovremo fare tesoro di questa difficile e dolorosa esperienza.

Il professor Monari concludeva le sue “lettere agli amici di Solidarietà” con queste parole:

INSIEME SI PUO’ – PAMOJA IWEZEKANA – TOGETHER WE CAN !

Ora più che mai le sue parole sono di guida, conforto e sprone.

Ho pensato che in questa situazione Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere non potesse restare in silenzio.

Assieme ai consiglieri ed agli amici più vicini, pur continuando a seguire i nostri progetti in Tanzania a che se limitati dalle restrizioni attuali, abbiamo creduto opportuno dare un segno tangibile della nostra Solidarietà verso coloro che più si stanno impegnando, sacrificando la propria salute e purtroppo anche la vita, per alleviare le sofferenze di molti e combattere questa epidemia.

Abbiamo deciso di farlo in memoria del nostro fondatore, il compianto professor Edgardo Monari, amico e medico di molti di noi in Italia ed in Africa.

Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere ha contribuito con un primo contributo di 5.000 €uro al progetto “PIU’ FORTI INSIEME” della Fondazione Policlinico Sant’Orsola di Bologna che sostiene proprio il Policlinico, dove anche Edgardo Monari fu medico e docente.

In questo momento la nostra associazione non ha risorse, organizzazione e competenze per poter agire direttamente come certamente avrebbe fatto Monari, possiamo però invitare tutti i nostri soci ed amici a sostenere chi si sta impegnando in prima fila.

Vi esortiamo a sostenere assieme a noi il progetto “PIU’ FORTI INSIEME

Potete trovare tutte le informazioni necessarie seguendo questo collegamento: https://www.fondazionesantorsola.it/progetti/piu-forti-insieme/

Ciascuno di noi quindi si preoccupi della propria salute e di quella dei propri cari, rispettando le indicazioni dei medici e delle autorità sanitarie e pubbliche, aiutando coloro che sono in difficoltà secondo le proprie possibilità e sensibilità, secondo coscienza e prudenza.

Un pensiero ed una preghiera vadano in ricordo di tutti coloro che non ce l’hanno fatta, per chi sta soffrendo in questo momento e per coloro che purtroppo soccomberanno ancora.

Mi preme anche ricordare ed abbracciare idealmente nostri amici in Tanzania e per dirla con le parole di Padre Peter Wissa (segretario particolare di S.E.R. Mons. Tarcisius Ngalalekumtwa, Vescovo della Diocesi di Iringa):

“Speriamo che questa pioggia passi presto”

Siamo in contatto con i nostri amici in Tanzania, ci informiamo e sosteniamo a vicenda, cercheremo di non far loro mancare la nostra vicinanza.

Certamente ancora una volta, insieme ce la faremo.

Assemblea soci di SCSF 2019

Ringrazio i volenterosi soci della nostra associazione che hanno partecipato alla riunione di ieri (7 dicembre 2019) e che hanno ascoltato interessati e partecipi le mie comunicazioni, per quanto quest’anno siano state limitate e tecniche.

Grazie davvero per la partecipazione ed il sostegno ricevuti da me e dal consiglio per il lavoro (faticoso) svolto durante questo “strano” 2019.

Auguro a tutti voi (ed anche noi) un Buon Natale assieme alle vostre famiglie ed ai vostri cari ed un proficuo 2020 pieno di soddisfazioni.

Continuate a sostenerci con il vostro affetto e la vostra generosità.

Stefano Manservisi

Africa, silenzi, delusioni, speranze

Lettera aperta a tutti gli amici di Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere

Strano questo 2019 che si avvia alla conclusione.
Speravo con tutto me stesso che fosse finalmente l’anno nel quale avremmo portato a compimento il nostro principale progetto, accendere la luce nei villaggi, dare accesso all’energia alle famiglie delle “nostre” montagne e liberare il nostro orizzonte per altri progetti nuovi.
Sapevo che sarebbe stato un anno difficile.
Non pensavo che sarebbe stato così aspro.
Se a volte gli eventi ci costringono a riconsiderare il nostro ruolo, quelli che si sono succeduti   in questo anno di fatiche, rincorse e delusioni mi hanno suggerito alcune riflessioni che vorrei condividere con voi.

Africa

L’Africa sta cambiando velocemente, forse anche più di quanto potessimo prevedere. Avevo molte volte detto a Gianfranco, quando era lui a “spingere” Solidarietà, che dobbiamo prepararci al cambio di passo in Africa, per non restare, noi, concentrati, giustamente, sulle cose concrete da fare, rischiando di restare indietro.

In Africa, in Tanzania, il tempo non ha più quel fluire lento che ci ha spesso disorientato, ora non siamo più solo noi ad “avere l’orologio ma non il tempo” (come tante volte i nostri amici africani ci facevano notare quando noi avevamo fretta); ora l’orologio, anche giustamente secondo me, l’hanno anche loro. Il punto è che forse, ora, anche loro rischiano di smarrire il tempo.

Sono convinto che l’Africa e in particolare la Tanzania abbia le risorse e le energie per recuperare il gap sociale ed economico che ne soffoca lo sviluppo. Non per questo possiamo pensare che non ci sia più bisogno di noi. Ci hanno chiesto aiuto, come amici; e noi, in amicizia, abbiamo ritenuto giusto aiutarli, condividere ciò che di buono abbiamo da offrire. Questo, credo, sia il vero motivo, profondo, del nostro impegno in Africa.

Tuttavia in questa condivisione di conoscenze, risorse, opportunità, rapporti umani ed amicizia, occorre ricordare sempre che non ne siamo noi la fonte inesauribile. Noi non ne siamo la fonte ma lo strumento, non siamo inesauribili, ma anche noi ci consumiamo se non recuperiamo la capacità di ritrovare le fonti di queste conoscenze, risorse ed opportunità, rapporti umani e sentimenti.

Silenzi

Il 2019 è stato un anno di silenzi, reciproci direi. Da tempo Solidarietà, (ed io per il ruolo che mi è stato affidato), ha condiviso con il nostri amici della Diocesi di Iringa la necessità di trovare altri canali per coprire le risorse per il completamento del nostro progetto idroelettrico.

Le risorse che Solidarietà ha ricevuto da coloro che ce le hanno affidate per i nostri progetti sono ormai evidentemente insufficienti per portare l’opera a compimento in autonomia.

Lo spirito di solidarietà e cooperazione che ci ha sempre guidato, richiede impegno comune a coloro che intraprendono un cammino così impegnativo.

Abbiamo quindi dovuto necessariamente alzare lo sguardo, confrontarci con l’impossibilità di avere in mano e in tasca tutto ciò che occorre e quindi essere noi a chiedere cooperazione.

Ci siamo rivolti agli amici reggiani di Brulli Energia che sin dall’inizio hanno condiviso e sostenuto questo progetto, visionario e lungimirante; grazie a loro pensavamo di avere trovato una possibilità per proseguire il progetto fino alla conclusione.

Anche gli amici africani si sono adoperati e la Diocesi di Iringa avrebbe trovato un canale attraverso il quale reperire le risorse necessarie senza la bisogno di un nostro coinvolgimento.

Non essendo però le due soluzioni compatibili tra di loro ed essendo noi comunque “ospiti in casa altrui”, abbiamo accolto la richiesta di Monsignor Tarcisius Ngalakumtwa, Vescovo della Diocesi di Iringa, di “collaborare a completare i lavori” e di rimanere “soci e collaboratori (partners) della Diocesi riguardo a questo progetto”, il quale dovrà mantenere la Diocesi di Iringa (e per essa la Lung’ali Co.ltd) quale unico interlocutore verso il Governo.

Dopo gli entusiasmi per la possibilità apertasi grazie agli amici reggiani, il tenore della risposta del Vescovo di Iringa ed il silenzio che ne è seguito, hanno lasciato spazio a molti interrogativi.

Delusioni

La delusione più scottante è quella di chi, avendo fatto tutto il possibile, ad un passo dall’obiettivo, scopre che ciò non è comunque sufficiente per raggiungere la meta.

La delusione di chi, convinto di aver portato il proprio impegno oltre la solidarietà, oltre la cooperazione, oltre le frontiere, fino all’amicizia tra persone che condividono il percorso lungo un sentiero ripido ed impervio, certo, ma reso praticabile proprio dalla amicizia, dalla solidarietà e dalla cooperazione; ad un certo punto del percorso è preso dal dubbio che tutto ciò possa essere solo una confortante illusione, solo una speranza.

Sapevamo, da sempre, che quando si sarebbe arrivati a dover affrontare le fasi conclusive, sarebbe stato più difficile trovare soluzioni condivise; ciò a cui non eravamo preparati (a cui io non ero preparato) è che sarebbe stato così amaro.

Abbiamo forse peccato di superbia ? Abbiamo pensato di essere noi e solo noi la chiave di questo rapporto, la bussola di questo percorso ?

Abbiamo forse, non saprei dire come e quando, cominciato a dare per scontato che i nostri amici, non avendo risorse, avrebbero comunque ritenuto giusto e naturale lasciar fare sempre e comunque a noi.

E noi abbiamo fatto !

Abbiamo fatto molto, moltissimo !

Impegnando tutte le nostre risorse, sempre sinceramente animati da sentimenti di solidarietà e di cooperazione, senza frontiere e senza retorica e non abbiamo mai nemmeno per un attimo pensato che ciò non fosse sufficiente e che ad un certo punto ci saremmo trovati in una situazione simile: non disporre delle risorse (umane ed economiche) necessarie.

E’ difficile dover dire all’amico, cui avevi promesso aiuto per arrivare a casa che non ce la fai più a sorreggerlo e che deve cominciare a camminare usando anche le sue poche forze. Forse sarà anche giusto, certo, ma è comunque difficile doverlo ammettere. A sé stessi prima di tutto.

Speranze

Nonostante tutto la fine di questo strano 2019 ha portato motivi per alimentare la speranza di proseguire, “a piccoli passi” come amava dire Monari lungo il cammino di Solidarietà:

Accesso all’energia

Ormai il novanta percento del nostro progetto idroelettrico integrato per dare accesso all’energia ai villaggi dell’altopiano di Iringa è stato realizzato, manca solo il completamento della parte elettrica della centrale, tutto il resto è già fatto !

Gli ultimi scambi avuti con gli amici africani, che hanno finalmente interrotto il lungo silenzio, anche se non danno certezze, ci danno speranze.

In questi mesi durante i quali l’Africa è mancata fisicamente almeno tanto quanto è stata presente nei pensieri, qualcosa potrebbe rimettersi in movimento.

La consapevolezza che pur nel mutato orientamento del Governo della Tanzania verso il settore energia, il nostro progetto resta una rara ma concreta opportunità di sviluppo per una vasta area di territorio, montano ed agricolo, popolato da molte famiglie già in possesso degli strumenti (colturali) per poter finalmente accedere ad una risorse fondamentale per lo sviluppo sociale, economico e culturale, quale è l’energia, consente comunque di presentare il nostro progetto come uno dei più avanzati e concreti.

Non mi spingo a sperare che il prossimo sia finalmente l’anno durante il quale potremo vedere realizzato il progetto idroelettrico integrato, ma sono certo che appena finita la stagione delle piogge, come sempre, riprenderemo la nostra fattiva presenza in Tanzania per compiere gli ultimi passi fino alla meta.

Cercheremo di riallacciare i rapporti con le amministrazioni locali e ci dedicheremo alla organizzazione di iniziative, sia in Italia che in Tanzania, per allargare l’interesse e sostenere proprio questi ultimi, faticosissimi, passi verso il completamento di questo importante progetto di promozione umana.

Under the Mango Tree

Anche da Tabora arrivano notizie che riaccendono le speranze.

Il parroco della parrocchia di Cheyo “B”, nel cui territorio sorge la casa per i bambini albini e la scuola materna realizzate anche con il nostro aiuto, ha iniziato la costruzione delle prime aule della scuola elementare.

I bambini della nostra casa che hanno completato il ciclo pre-scolare potranno ora proseguire gli studi ed il percorso di re-integrazione nella scuola della parrocchia dove i princìpi educativi saranno orientati dai criteri di solidarietà ed inclusività propri del progetto Under the Mango Tree.

Avevamo già raccolto alcune risorse negli scorsi anni per la realizzazione di un piccolo impianto fotovoltaico, essendo ora finalmente venuti meno i problemi di continuità della distribuzione elettrica, da Tabora le Suore della Provvidenza, che hanno in affidamento i bambini ospiti della casa e della scuola materna, ci chiedono di poterli più utilmente destinare alla scuola della parrocchia per migliorarne le strutture didattiche e renderle adeguate agli standard della casa e della materna.

La nostra intenzione è proprio quella di continuare, concretamente, a sostenere questo progetto rivolto al sostegno dei “più deboli tra i piccoli” condividendo la nostra esperienza accumulata in anni di attività in Tanzania sul piano tecnico e logistico, per la realizzazione della scuola elementare e dei servizi ad essa annessi.

Ci hanno chiesto di occuparci di tutto quello che si può fare per migliorare il comfort delle classi e delle finiture, ci stiamo già lavorando e vi daremo al più presto tutti i dettagli.

Siate generosi ed entusiasti come lo siete sempre stati, continuate a sostenerci in questo momento impegnativo ! Il vostro affetto e la vostra condivisione sono importanti per darci l’energia necessaria a superare ostacoli e difficoltà, come siamo riusciti a fare in tutti questi anni !

Ognuno di noi si faccia portavoce dello spirito di Solidarietà e Cooperazione, Senza Frontiere, presso i propri amici e le persone che potrebbero in esso trovare motivo di condivisione.

Condividete e contribuite ai nostri progetti direttamente o sensibilizzando chi potrebbe darci aiuto.

Auguro di cuore a tutti voi ed alle vostre famiglie un felice e sereno Santo Natale ed un 2020  carico di soddisfazioni.

Stefano Manservisi