S. Natale 2020 – Lettera agli Amici di Solidarietà

Bologna 18 dicembre 2020

Cari amici e soci di Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere,

è per me complicato raccontarvi in breve questo 2020 che nessuno di noi avrebbe potuto prevedere così difficile.

Prima di tutto permettetemi un ricordo degli amici che ci hanno recentemente lasciato.

Prima l’amico Mario Canali, con noi fin dall’inizio del progetto “Pane, Acqua, salute, Istruzione, Lavoro”. Il suo impegno è stato fondamentale, prima per alleviare la sofferenza del professor Monari quando, già gravemente ammalato, non volle rinunciare alla sua presenza in Tanzania; poi così prezioso nel condurre Gianfranco (e ma) per mano nel difficile avvicendamento alla guida di Solidarietà ed infine nella difficoltosa organizzazione del cantiere.

Poi (solo cronologicamente) Don Tarcisio Nardelli, un altro dei padri che la nostra associazione ha perso in questi ultimi anni, stimolo originario dell’impegno del suo amico Edgardo in Africa, non ha mai smesso di seguire, sostenere ed anche correggere quando ne ravvisò la necessità, il nostro cammino fino all’ultimo incontro in Consiglio poco prima di essere ricoverato.

Recuperare la lucidità necessaria per proseguire il nostro cammino non è stato facile dopo questi duri colpi ma la consapevolezza che certamente ora Don Tarcisio continua a seguirci ed a indicarci il percorso, soprattutto ora che si è riunito ai suoi amici Edgardo, Giovanni e Gianfranco. 

La situazione attuale è ben nota a tutti voi, nonostante ciò siamo riusciti ad andare avanti e compiere alcuni altri “piccoli passi”, come amava dire il Prof. Monari. Cercherò di riassumerli qui di seguito.

Il completamento dell’impianto idroelettrico, vero “motore” del progetto Idroelettrico Integrato “pane, acqua, salute, istruzione, lavoro” è attualmente dipendente da due fattori imprescindibili: primo, il reperimento, da parte della Diocesi di Iringa (quale ente titolare del progetto in Tanzania), del finanziamento locale necessario al completamento, per il quale necessaria la stipula di un accordo preliminare con il Governo della Tanzania, (poiché in Tanzania la “distribuzione” dell’energia non è completamente libera e deve essere regolata secondo le normative locali); secondo motivo è appunto legato al superamento delle difficoltà burocratiche per arrivare alla firma degli accordi con il governo per il conferimento dell’energia in eccesso alla rete nazionale e per la successiva distribuzione locale secondo accordi specifici.

Manca davvero poco affinché la luce possa essere accesa sulle nostre montagne e le risorse che ne deriveranno possano quindi essere impiegate per ciò cui questo ambizioso progetto mira, ovvero il miglioramento delle condizioni di vita delle famiglie delle persone che vivono su quelle montagne.

Sapevamo anche che proprio questo ultimo passaggio sarebbe stato il più difficile perché non più unicamente legato alla nostra disponibilità e volontà ma caratterizzato dal passaggio di consegne verso la Diocesi di Iringa, ovvero coloro che in effetti saranno i reali beneficiari del progetto. Come è giusto che sia.

Siamo quindi arrivati al momento in cui sarà la Diocesi di Iringa a prendere in carico il progetto per inserirlo nel solco delle leggi e delle normative locali, ruolo guida cui essa era destinata sin dall’inizio e verso il quale noi ora ricopriamo un ruolo prevalentemente di supporto e vigilanza affinché il lavoro sin qui fatto non vada disperso e affinché le risorse che ne deriveranno siano utilizzate secondo la volontà e lo scopo originario del progetto.

Dopo la fatica non solo fisica di questi ultimi mesi sono felice di potervi informare che l’8 dicembre scorso, Padre Luciano Mpoma, per conto della Diocesi di Iringa ha firmato presso la sede governativa di Dodoma la convenzione per la fornitura di energia elettrica alla rete nazionale della Tanzania.

Questo impegno formale dovrebbe mettere finalmente la Diocesi di Iringa in condizioni di ottenere i finanziamenti necessari a commissionare gli ultimi allestimenti in centrale e gli allacciamenti alla rete nazionale per la definitiva messa in esercizio dell’impianto.

C’è ancora molto lavoro da faretre arrivare al traguardo, manca ancora pochi piccoli passi, ma sono i più impegnativi ed arrivano quando inevitabilmente le nostre risorse umane, economiche e anche emotive (consentitemi) sono notevolmente ridotte, proprio perchè le abbiamo investite tutto nel lavoro che ci eravamo impegnati a fare. Ora le nostre competenze si riducono, giustamente, per lasciare il passo a chi sul piano tecnico e burocratico deve farsi carico di avviare e gestire un progetto così impegnativo e complesso, tuttavia noi abbiamo l’onere di affiancare la Diocesi di Iringa proprio in questo ultimo percorso.

Speriamo e ci impegnano affinché, superati i vincoli di questa sciagurata emergenza sanitaria globale e quelli forse ancora più avvilenti (in quanto ancora meno comprensibili a noi) della burocrazia africana, si possa riprendere l’attività, completare il progetto ed accendere la luce.

Padre Luciano Mpoma per la Diocesi di Iringa firma l’accordo per collegare l’impianto di Madge alla rete elettrica Nazionale

Anche il nostro impegno per il sostegno ai bambini albini abbandonati di Tabora, assieme alla Diocesi locale, alle Suore della Provvidenza per l’infanzia abbandonata di Picenza (e ora anche di Tabora), alla associazione Progetto Agata Smeralda di Firenze e al Comitato dei genitori della parrocchia St. Mary Mother of God di Cheyo a Tabora, è proseguito durante questo anno con il sostegno tecnico alla costruzione delle prime quattro classi della scuola primaria voluta Diocesi

La scuola, realizzata dalla Parrocchia di Cheyo con fondi provenienti dalla associazione Agata Smeralda, raccolti attraverso la campagna attivata dalla trasmissione televisiva “Le Iene” è ora parte integrante del progetto educativo di inclusione ed educazione alla diversità per il re-inserimento sociale dei bambini albini.

Molte famiglie locali hanno aderito al progetto ed hanno voluto iscrivere i propri figli alla scuola materna delle Suore e alla Scuola Elementare della parrocchia di Cheyo dove frequenteranno assieme ai bambini albini ospiti della casa di accoglienza fornendo quindi contemporaneamente sostegno economico alla conduzione delle due scuole e concretezza al progetto educativo reciproco.

Lo sviluppo economico in Tanzania (che resta purtroppo ai primi posti della graduatoria delle nazioni più povere della terra) pone alcune delle famiglie che hanno la fortuna di avere un lavoro abbastanza stabile per entrambi i genitori, nella necessità di trovare strutture alle quali affidare con fiducia i propri figli e la loro istruzione. La Tanzania, ed in particolare proprio la regione di Tabora, pur avendo nominalmente uno dei tassi di scolarizzazione più alto tra i paesi dell’Africa sub-sahariana, soffre in realtà di una carenza cronica nella qualità dell’istruzione stessa. Proprio all’interno di questa situazione il percorso educativo proposto dalla scuola materna (istituzione attualmente totalmente assente in ambito pubblico in Tanzania) a quella primaria (per ora) dal progetto di Tabora costituiscono una alternativa di eccellenza accessibile a molte famiglie che sono ben felici di affidare a queste istituzione l’educazione dei loro figli.

Il nostro impegno si è poi concretizzando a novembre dando seguito concreto alle risorse che ci sono state affidate da tanti amici durante le attività e gli incontri che abbiamo organizzato dal 2016 ad oggi.

Sono stati raccolti circa 4.500 €uro destinati specificamente per il sostegno dei bambini albini di Tabora e che sono serviti per l’acquisto di un piccolo pulmino da utilizzare come ScuolaBus per venire incontro alle famiglie più lontane ed ai bambini più piccoli e fare in modo che possano raggiungere la scuola materna e la scuola elementare in sicurezza.

Il pulmino usato è stato acquistato direttamente da noi sul posto con l’aiuto del nostro caro amico e prezioso socio in Dar es Salaam, l’Ing. Asghedom Woldeghiorghis che ci segue e ci aiuta sin dall’inizio della nostra attività a Usokami e che di fatto ha diretto la costruzione della casa di Tabora.

Il pulmino è stato acquistato in accordo con la Diocesi di Tabora, con la parrocchia e con le Suore e sarà a servizio sia della scuola materna che della scuola elementare.

Infine due parole sulla nostra associazione. Purtroppo l’emergenza sanitaria in corso ci ha impedito, per obbligo e per opportunità, di ottemperare agli obblighi sociali e di incontrarci per l’assemblea annuale che d’accordo con i consiglieri è stata rimandata alla prima occasione possibile per poterla condurre in presenza e in serenità. Sarà una occasione molto importante per Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere, perché dovremo approvare le variazioni statutarie che assieme ai consiglieri stiamo approntando, per traghettare SCSF all’interno delle nuove regole che ora in Italia governano il “terzo settore” e quindi anche le associazioni di volontariato come la nostra, inoltre sarà anche l’occasione per rinnovare le cariche del consiglio direttivo che sono in scadenza con la fine del 2020.

Il nostro impegno resta immutato nella convinzione che proprio nei momenti difficili la Solidarietà e la Cooperazione siano le uniche risorse che abbiamo per poter proseguire il nostro cammino assieme, a piccoli passi come ci ha insegnato il nostro fondatore Edgardo Monari.

Vi ringrazio per il vostro tempo e per il vostro sostegno, per la attenzione e la disponibilità con le quali ci seguite e dal profondo del cuore faccio a tutti voi, alle vostre famiglie ed alle persone a voi più care i più sentiti e sinceri auguri di Buon Natale, nella speranza che possa portare Pace, Serenità e Salute a tutta la terra e che il prossimo anno possa essere davvero un anno di rinascita e ripartenza, tutti assieme.

AUGURI A TUTTI VOI AMICI DI SOLIDARIETA’!

Stefano Manservisi

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Grazie!

Un altro piccolo, grande passo

Martedì 8 dicembre 2020 Padre Luciano Mpoma a nome della Diocesi di Iringa, in veste di Direttore della Lung’ali Natural Resources ltd (onlus della Diocesi di Iringa fondata alcuni anno or sono per volontà del suo Arcivescovo, Rev. Mons. Tarcisius Ngalalekumtwa proprio allo scopo di amministrare l’impianto che stiamo realizzando nell’ambito del progetto originario “Pane, Acqua, Salute, Istruzione, Lavoro” voluto ed iniziato dal Professor Edgardo Monari) ha firmato il rinnovo dell’accordo che impegna il Governo della Tanzania, attraverso la compagnia elettrica nazionale (TANESCO), ad acquistare l’energia in surplus prodotta dall’impianto ora di proprietà della Diocesi di Iringa per il tramite della Lung’ali Natural Resources ltd, permettendo così al progetto di autosostentarsi anche in futuro.

Padre Luciano Mpoma (a sinistra) firma assieme ai tecnici della TANESCO (compagnia elettrica nazionale della Tanzania) l’accordo per il conferimento della energia elettrica in surplus che verrà prodotta dall’impianto di Madege appena questo sarà ultimato e collaudato.

Si tratta di un passo molto importante verso il completamento e la messa in esercizio dell’impianto che porterà sviluppo e concrete opportunità per il miglioramento delle condizioni di vita delle persone e delle famiglie che vivono sulle montagne dell’altopiano di Iringa che fa parte del territorio delle omonima arcidiocesi.

Tanto più importante in quanto necessario per consentire alla Diocesi di acquisire i fondi necessari proprio per il completamento dell’impianto che dopo tanti anni di lavoro e sacrifici è ormai a un passo dalla messa in esercizio.

Ci auguriamo che dopo quasi due anni di difficoltà tecniche e burocratiche, questo possa essere finalmente il primo segnale di una ripresa imminente per il raggiungimento di questo importante traguardo che ci permetterà di lasciare nelle mani della Diocesi uno strutto importante di sviluppo a favore delle famiglie come, con visionaria lungimiranza, aveva previsto il Professor Edgardo Minari, fondatore della nostra associazione e ideatore di questo importante progetto di promozione umana.

Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere proseguirà l’attività di supporto e affiancamento assieme ai tecnici della Brulli di Reggio Emilia che hanno supportato e seguito questo progetto sin dalle prime fasi di sviluppo, fino al suo completamento ed alla messa in esercizio.

Under the Mango Tree … school-bus

Grazie !

Grazie agli amici di Solidarietà che con i loro contributi e la fiducia accortatici hanno contribuito all’acquisto di un piccolo scuola-bus per il progetto Under the Mango Tree.

Il piccolo munibus, che sarà al servizio della scuola materna gestita dalle Suore della Provvidenza e della scuola elementare gestita dalla parrocchia di St. Mary Mother of God, consentirà di agevolare l’accesso a scuola soprattutto per i bambini più piccoli e più lontani dalla scuola.

Dopo numerose richieste e verifiche abbiamo concordato, assieme alle altre associazioni che con noi seguono e supportano il progetto “Under the Mango Tree” per l’accoglienza e l’educazione dei bambini albini abbandonati di Cheyo a Tabora, di dotare le due scole, che fanno parte del progetto, di un primo economico strumento per agevolare l’accesso alla scuola in particolare delle famiglie che hanno deciso di iscrivere i loro bambini nelle scuole che accolgono anche (non solo !) i bambini albini ospiti della casa delle Suore della Provvidenza, condividendone lo spirito di inclusione e di educazione alla accettazione e valorizzazione delle diversità.

Una occasione di accogliere questi ultimi tra i piccoli per ridare loro il calore di una famiglia, inserendoli in una comunità che ha, in questo modo, l’opportunità di educare i propri figli assieme a loro per imparare ad accettare la diversità come valore reciproco, evitando di cadere nelle trappole feroci della superstizione dell’ignoranza.

In molti, per 4 anni dal 2016 al 2019, ci avete affidato il vostro contributo a favore dei bambini di Tabora. Durante questo strano e difficile 2020, dopo molti scambi di opinioni con le altre associazioni che seguono il progetto e d’accordo con le direzioni delle due scuole, abbiamo deciso il contributo da parte di Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere sarebbe stato quello dare sostegno al progetto scuola-bus.

Dobbiamo ringraziare l’amico Ing. John Asghedom Woldeghiorghis, nostro socio residente a Dar es Salaam che ci ha consentito di selezionare il veicolo adatto concordandone l’acquisto con la approvazione della Parrocchia e della Diocesi (cui sarà intestato ed assicurato secondo gli obblighi locali).

Si tratta di un piccolo contributo iniziale i cui costi di gestione saranno sostenuti dalle quote delle famiglie che (potendo contribuire) usufruiranno del servizio, assieme al comitato locale di sostegno ai bambini albini per le quote relative ai bambini ospiti della casa e assieme alle Suore della Provvidenza che con la comunità parrocchiale si divideranno gli oneri delle eventuali manutenzioni straordinarie future.

Siamo felici di essere riusciti a fare qualcosa di molto utile anche in questo anno difficile, e lo abbiamo fatto con il vostro aiuto.

Ancora grazie a tutti voi per la vostra generosità ! Continuate a sostenere i nostri progetti.

Don Tarcisio

Mi risulta difficile scrivere di un altro amico che ci ha lasciato, una persona speciale, non comune.

L’attraversata di questi ultimi due anni è decisamente difficoltosa, prima la bonaccia di una impotente ma impegnativa (negli infiniti tentativi di remare comunque verso la riva senza il vento) attesa del dipanarsi di questioni complesse tra burocrazia e finanza (entrambi ambiti a noi così estranei nel bene e nel male!) poi la tempesta di questa pandemia che ci taglia il fiato e le energie.

Davvero, mi risulta difficile parlare ancora una volta di una perdita. Tanto più in quanto è la perdita più che di un amico, di un padre.

Don Tarcisio Nardelli, per me semplicemente Don Tarcisio, ci ha lasciato domenica scorsa a causa di questa nuova e subdola malattia.

Conobbi Don Tarcisio nel settembre del 1976 in Friuli quando, quattordicenne, accompagnai i miei genitori assieme al Prof. Monari per contribuire alla costruzione delle casette per le famiglie colpite dal terremoto. L’iniziativa partì dalla Caritas di Bologna con Don Tarcisio, che chiamò il suo amico Edgardo per aiutarlo. Non dimenticherò l’esperienza fatta per le vie di Gemona camminando assieme ai miei genitori che discutevano sul da farsi assieme al Prof. Monari e a Don Tarcisio, mentre la terra ancora tremava.

Anni dopo, nel 1984, lo incontrai ancora a Usokami, dove andai quell’anno la prima volta, sempre assieme al Prof. Monari, per fare con Felice Monaco e Marco Del Duca il rilievo strumentale dell’area dove sarebbe sorta la diga sul fiume Mafufumwe per portare l’energia elettrica alla Missione di Usokami presso la quale Don Tarcisio Nardelli era Padre Missionario per la Diocesi di Bologna.

Fu proprio Don Tarcisio, assieme al Prof. Monari ad accompagnarmi nella scoperta di quel mondo per me allora così lontano e sconosciuto.

Fu proprio Don Tarcisio, chiedendo aiuto al suo amico Edgardo per portare l’energia elettrica all’allora dispensario della missione di Usokami, a dare inizio alla avventura africana nella quale ancora siamo coinvolti e che ci ha dato l’opportunità di conoscere e crescere in questa difficile e faticosa ma contemporaneamente giusta ed entusiasmante esperienza di Solidarietà.

Ho ritrovato Don Tarcisio a Bologna quando chiamò mio babbo, Gianfranco, suo amico, per aiutarlo ad occuparsi delle questioni tecniche mentre io ancora studente universitario, muovevo i primi passi nel mondo della professione al suo fianco.

Don Tarcisio con il suo pensiero, le sue parole ed il suo esempio è sempre stato un riferimento, spesso una boa sicura, per mantenere la rotta nel lungo cammino con Solidarietà in Tanzania, soprattutto dopo la scomparsa di Edgardo, Gianfranco e di Don Giovanni, quando mi sono ritrovato con la responsabilità diretta della conduzione di Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere.

Proprio a lui mi rivolsi, da poco investito di questa responsabilità, all’indomani della scomparsa di Don Giovanni, sentendo che l’associazione era rimasta ancora una volta orfana di uno dei suoi padri, per farci da Padre Spirituale ed aiutarci (aiutarmi) nella nostra (mia) difficoltà per proseguire il nostro cammino “a piccoli passi”.

Ricordo bene le sue parole di disponibilità nonostante i tanti impegni e l’età; ricordo le sue parole ed i suggerimenti preziosi, soprattutto in questi ultimi anni difficili.

Ho negli occhi e nelle orecchie l’entusiasmo e la determinazione concreta delle sue parole e delle sue preghiere ai nostri incontri e nelle sue “omelie” online, così concrete e vicine, in questo periodo di segregazione sociale durante il quale proprio gli uomini e religiosi come lui hanno continuato a fare da “ponte” tra le persone, soprattutto con quelle più deboli, disagiate ed in difficoltà, fino a rischiare ed infine sacrificare la propria salute la propria vita.

Ciao Don Tarcisio, ci mancherai ! Mi mancherai ! Mi mancheranno le tue parole, i tuoi suggerimenti, la tua esperienza, e anche la tua voce, così incredibilmente e contemporaneamente forte e dolce.

Ho un’ultima preghiera da farti, caro Don Tarcisio, un altro favore da chiederti, ora che certamente sei nella casa del Padre Nostro assieme a tutti i giusti ed in particolare al fianco di Edgardo, Gianfranco, Don Giovanni: assieme a loro continuate a sostenerci a darci la forza e la capacità di proseguire il cammino che avete tracciato, illuminate gli amici che assieme a noi stanno percorrendo questo ultimo difficoltoso tratto, aiutateci a portarlo a compimento.

Un abbraccio, forte

Stefano

Amici

Condivido con voi il ricordo di Mario che mi ha mandato l’amico Giuliano.

“Sto riflettendo anche sul fatto che la comunità di Solidarietà “nel regno dei cieli” si sta ingrossando sempre più. Se si coalizzano per chiedere al Padre comune di farci la grazia di ultimare i lavori della centrale sono convinto che questo aiuto indispensabile ci perverrà.    

Ho conosciuto Mario quando la sua attività in Tanzania per la costruzione della centrale idroelettrica di Madege era già in atto da molto tempo.

Subito ho apprezzato il suo impegno a tutto campo per la competenza nella organizzazione e la gestione dei lavori, il collegamento con i progettisti a Bologna per ricevere il benestare a soluzioni che Lui aveva studiato per risolvere problemi che emergevano e sopratutto nel non facile compito relazionale con le strutture africane per ottenere i rifornimenti in tempo per non arrestare i lavori del cantiere.

Nelle riunioni a Bologna, con la lucidità tipica di chi ha sotto controllo l’intera situazione, esponeva l’avanzamento dei lavori, quanto rimaneva da fare e le criticità ancora da superare da consentire anche a chi non era mai stato in loco di avere una chiara immagine della realtà.

Nonostante il suo carattere all’apparenza severo ed esigente aveva un cuore grande verso i lavoratori africani da considerarli come suoi famigliari.

Sono certo che sia stato per Lui un grande rammarico vedersi negare dalla malattia la possibilità di ritornare in Africa, ma sopratutto non aver potuto sapere dell’ultimazione della Centrale”

Giuliano 

Mario Canali

Un altro amico di Solidarietà si è unito a Don Giovanni, a Gianfranco e a Edgardo assieme agli altri che li hanno preceduti.

Noi che restiamo caparbiamente qui, cercando di tenere accesa la fiamma che ardeva in Monari e che aveva acceso anche l’amico Mario Canali, nonostante lui abbia dovuto allontanarsi dalle attività africane per dedicarsi alla sua salute personale, potremo continuare a fare tesoro della sua esperienza e del suo entusiasmo e di quanto di buono egli abbia concretamente fatto negli anni durante i quali ha potuto dedicarsi ai progetti di Solidarietà in Tanzania, prima sulle orme del prof. Monari poi prendendosi carico di trasferirne il testimone a Gianfranco poi anche a me.

Mario Canali ci ha lasciato la scorsa settimana, all’improvviso, e nonostante la tristezza per la perdita di un amico che tanto si è dedicato ai nostri progetti (ed anche personalmente a me aiutandomi a comprendere l’Africa nella quale sono stato chiamato a condurre la nostra associazione), mi piacerebbe poterlo ricordare qui assieme a coloro che lo hanno conosciuto e ne hanno condiviso impegno, entusiasmo e fatiche in Tanzania e anche in Italia.

Dopo il rientro dal suo ultimo viaggio in Tanzania, come purtroppo capita anche nelle amicizie più strette ci eravamo lentamente e reciprocamente allontanati su sentieri differenti. Ciò non toglie tuttavia valore all’impegno, all’entusiasmo dell’opera di Mario in Tanzania seguendo i progetti di Solidarietà per aiutare gli amici che a noi (e quindi anche a lui che era fisicamente con loro) si rivolgevano con fiducia.

Una fiducia reciproca che abbiamo il dovere di mantenere viva nonostante le difficoltà che da ormai quasi due anni hanno rallentato il nostro impegno in Tanzania.

Chiedo a chiunque di voi legga queste inadeguate parole in ricordo di un amico che è corso avanti, di condividere con tutti noi i ricordi dei momenti trascorsi assieme a Mario Canali in Tanzania o in Italia per poterli poi raccogliere qui e condividere con chi lo ha conosciuto e per conservarne memoria ed esempio.

Grazie Mario di tutto quello che ha dato e fatto per Solidarietà, per gli amici africani, per Monari, per Gianfranco e anche per me !

Un abbraccio forte.

Stefano

La pandemia in Africa

Mentre noi qui in Europa stiamo combattendo la pandemia principalmente con gli strumenti del confinamento e del distanziamento sociale e stiamo già cercando di immaginare e programmare la cosiddetta “fase 2” durante la quale dovremo certamente convivere con questo ingombrante quanto microscopico coinquilino fino a quando non sarà debellato o reso innocuo, in Africa, dopo un primo periodo di latenza che aveva anche fatto sperare in una qualche misteriosa maggiore resistenza del continente verso il nuovo SARS-Cov-2, purtroppo si stanno registrando numeri in aumento i quali, se pur ancora lontani da quelli occidentali e cinesi, lasciano sempre meno spazio ad illusioni.

Anzi molti osservatori specializzati ritengono che i numeri attualmente bassi siano purtroppo legati ad una diffusa sottovalutazione dovuta alla scarsità di mezzi e di conoscenze.

Nulla di nuovo quindi, ed a peggiorare le cosa c’è anche la difficoltà, inedita per certi versi, dei paesi più ricchi i quali sono attualmente impegnati in una lotta interna per fronteggiare l’epidemia o nel migliore dei casi a come affrontare la ripresa e la riparazione dei danni subiti.

Unico segnale di attenzione, la decisione presa dal G20 nella ultima seduta di sospendere il debito dei paesi più poveri ed in difficoltà.

Certo non basta, l’Africa purtroppo si avvia ad essere il nuovo fronte avanzato della “guerra” contro il Coronavirus. Ma non solo.

Personalmente sono convinto che questa pandemia sia in parte (anche se non so dire quanta) conseguenza dell’eccessivo sfruttamento delle risorse del nostro pianeta. Sfruttamento che se non eccessivo è certamente ed evidentemente sbilanciato e squilibrato. Sbilanciamento e disequilibrio ancor più evidente in Africa, almeno in quella parte che noi come Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere abbiamo osservato in ormai quasi 40 anni di attività.

Siamo credo tutti convinti che ne usciremo. Ma non ne usciremo indenni, sarà necessario fare tesoro degli insegnamenti anche amari e duri che questo periodo ci ha lasciato, dovremo impegnarci per fare in modo che NON TUTTO torni come prima, pena il ripetersi delle medesime conseguenze.

La capacità di fare tesoro di quanto questa epidemia ci ha insegnato e di combattere eccessi e diseguaglianze sarà cruciale per lasciare alle generazioni future (nemmeno tanto lontane) un mondo in condizioni migliori di quelle in cui lo abbiamo condotto negli ultimi due secoli.

Da quando abbiamo dovuto forzatamente sospendere la nostra attività sto cercando di mantenere il contatto con gli amici africani e di mantenere aggiornato il quadro della situazione in Tanzania.

Anche l’informazione è sbilanciata e disomogenea, e se da un lato è comprensibile che tutti i canali informativi occidentali siano orientati alla discussione della situazione locale interna, non è invece giustificabile il disinteresse pressoché totale verso la situazione nei paesi più poveri.

Non è facile reperire notizie certe aggiornate ed obiettive sulla situazione in Tanzania, di seguito condivido alcuni articoli recenti ed interessanti per conoscere la situazione in Africa ed in Tanzania.

In più posso aggiungere la sensazione tratta dai sempre difficili colloqui telefonici con i nostri amici in Tanzania.

Purtroppo l’atteggiamento che ne ho percepito è quello di un incredulo disorientamento e di una rassegnata impotenza. Atteggiamento che pur non paragonabile a quello diffuso in Italia solo a gennaio scorso, quando ancora ci illudevamo che l’epidemia fosse una questione confinata alla Cina e lontana dalle nostre case, sento nelle parole degli amici in Tanzania la stessa distaccata preoccupazione, solo un po’ appesantita dalla gravità delle notizie che arrivano loro dall’Europa e dall’Italia. Un atteggiamento di incredulità forse sbalordita, mista al fatalismo di chi sapendo di non avere mezzi minimamente paragonabili a quelli dei paesi dove nonostante tutto il virus sta mietendo migliaia di vittime, teme di non avere alcuna possibilità di intervento.

Ancora una volta non hanno scelta. Possono solo affidarsi alla Divina Provvidenza ed alla preghiera (certamente molto più sincera della nostra) e guardare a noi per capire se e quando saranno colpiti da questo flagello.

Noi, come associazione, avremo la responsabilità, una volta che ci saranno le condizioni, di cercare con rinnovata energia di completare il nostro progetto per dare loro una opportunità in più.

Di seguito trovate qualche spunto di riflessione e di informazione sulla situazione in Africa ed in Tanzania.

Da Il Post: “Nei paesi poveri le restrizioni rischiano di fare più danni dell’epidemia

Da Agenzia Fides: “AFRICA/TANZANIA – Coronavirus: il Presidente della Tanzania proclama tre giorni di preghiera nazionale

Dalla rivista Missioni Consolata (organo della Fondazione Missioni della Consolata ONLUS, ONG fondata dall’Istituto religioso Missioni Consolata : “Coronavirus. Tessere alleanze contro l’angoscia” e anche “Usati e calpestati”

Vi propongo anche un paio di pubblicazioni apparentemente in contrasto, ma dalla cui lettura si possono trarre interessanti spunti.

Affari Africani con “CORONAVIRUS: CASI E RESTRIZIONI IN AFRICA, AGGIORNAMENTO DEL 17 APRILE

La rivista “AFRICA – La rivista del continente vero” è forse la pubblicazione on-line in lingua italiana che più di altre sta seguendo l’evolversi della pandemia nel continente africano.

Quotidiani e periodici locali in Tanzania stanno iniziando ora a dare una copertura più esaustiva sulla evoluzione della pandemia con i relativi numeri ed i provvedimenti adottati.

The Citizen ha ora una pagina dedicata al coronavirus anche se al momento riporta solo i numeri nei diversi stati della comunità centroafricana e alcuni link utili.

Anche il Daily News in Tanzania sta iniziando a dare una copertura più completa sul tema.

All Africa invece si propone come portale “all news” dall’Africa in generale ma con alcuni approfondimenti periodici anche dalla Tanzania

Infine si possono trovare spesso approfondimenti dalla Tanzania e più in generale dall’Africa intera anche sui siti web inglesi dell’ INDEPENDENT e ovviamente della BBC .

Se avete ulteriori aggiornamenti dalla Tanzania e volete condividerli con noi saremo felici di pubblicarli su queste pagine. Potete inviare il testo (che comunque sarà verificato ed eventualmente “moderato” dai responsabili) a questo indirizzo di posta elettronica: scsf.ong.it@scsf.it indicando obbligatoriamente nome e cognome e codice fiscale dell’autore, esplicita autorizzazione scritta alla pubblicazione telematica e eventuali fonti.

Infine saremmo felici se qualche amico madrelingua Swahili o con una sufficiente conoscenza volesse aiutarci ad organizzare una breve “rassegna stampa” delle principali news presenti sui portali dei periodici che pubblicano in lingua locale, da pubblicare periodicamente qui sul nostro “bollettino” on-line.

Grazie fin da ora a chi vorrà collaborare.

Stefano C. Manservisi

Buona Pasqua

Cari amici,
è una Pasqua differente quella di questo 2020, difficile per certi versi, certamente carica delle sofferenze causate dall’epidemia che sta flagellando tutto il mondo, dove più e dove meno, causa di disagi e sofferenze, soprattutto per i più deboli e per i più poveri, tuttavia non priva di nuove speranze e forse anche opportunità.

Opportunità che non dovremo sprecare e dimenticare una volta che tutto ciò sarà superato.

Il tempo per stare assieme in famiglia, il tempo per pensare, per ritrovare ritmi meno frenetici, la solidarietà con i vicini, la riscoperta di amici lontani, il tempo per pregare e per ricordare chi non c’è più, il silenzio e l’odore diverso dell’aria delle nostre città, sono tutte cose delle quali non dovremmo dimenticarci appena tornati alla “normalità”.

Forse è proprio quella normalità che dovremmo cercare di cambiare, di migliorare.

Certo la preoccupazione per il futuro ancora più incerto c’è ed è forte e reale, ma non ci deve mancare la volontà di riprendere con maggiore solidarietà e maggiore cooperazione, perché come amava scrivere il nostro dottor Monari:

INSIEME SI PUO’ – PAMOJA IWEZEKANA – TOGETHER WE CAN !

Ed ancora una volta faccio mie le sue parole per porgerle a tutti voi come augurio in questa strana Pasqua 2020.

Auguri a voi, alle vostre famiglie, ai vostri cari a casa o lontani e un abbraccio da lontano a chi in questo momento di tempesta ha sofferto la perdita di parenti o amici.

Forza ! Resistiamo per ricominciare meglio di prima.

Stefano Manservisi

Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere ha deciso di contribuire al progetto “PIU’ FORTI INSIEME” della Fondazione Policlinico Sant’Orsola di Bologna che sostiene proprio il Policlinico, dove anche Edgardo Monari fu medico e docente.

Vi esortiamo a sostenere assieme a noi il progetto “PIU’ FORTI INSIEME

Potete trovare tutte le informazioni necessarie seguendo questo collegamento: https://www.fondazionesantorsola.it/progetti/piu-forti-insieme/

Ciascuno di noi quindi si preoccupi della salute di tutti noi e di quella dei propri cari, rispettando le indicazioni dei medici e delle autorità sanitarie e pubbliche, aiutando coloro che sono in difficoltà secondo le proprie possibilità e sensibilità, secondo coscienza e prudenza.

Insieme si può

Cari amici di Solidarietà, in questo periodo difficile denso di interrogativi ed incognite, una cosa è certa ed evidente:

solo se ciascuno offre il suo contributo, secondo possibilità e disponibilità, tutti insieme ne usciremo al meglio.

Certo non indenni, purtroppo questo flagello si è già lasciato dietro una scia di vittime e di sofferenze e continuerà a farlo per un tempo non prevedibile, alla fine però ne usciremo ed allora dovremo fare tesoro di questa difficile e dolorosa esperienza.

Il professor Monari concludeva le sue “lettere agli amici di Solidarietà” con queste parole:

INSIEME SI PUO’ – PAMOJA IWEZEKANA – TOGETHER WE CAN !

Ora più che mai le sue parole sono di guida, conforto e sprone.

Ho pensato che in questa situazione Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere non potesse restare in silenzio.

Assieme ai consiglieri ed agli amici più vicini, pur continuando a seguire i nostri progetti in Tanzania a che se limitati dalle restrizioni attuali, abbiamo creduto opportuno dare un segno tangibile della nostra Solidarietà verso coloro che più si stanno impegnando, sacrificando la propria salute e purtroppo anche la vita, per alleviare le sofferenze di molti e combattere questa epidemia.

Abbiamo deciso di farlo in memoria del nostro fondatore, il compianto professor Edgardo Monari, amico e medico di molti di noi in Italia ed in Africa.

Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere ha contribuito con un primo contributo di 5.000 €uro al progetto “PIU’ FORTI INSIEME” della Fondazione Policlinico Sant’Orsola di Bologna che sostiene proprio il Policlinico, dove anche Edgardo Monari fu medico e docente.

In questo momento la nostra associazione non ha risorse, organizzazione e competenze per poter agire direttamente come certamente avrebbe fatto Monari, possiamo però invitare tutti i nostri soci ed amici a sostenere chi si sta impegnando in prima fila.

Vi esortiamo a sostenere assieme a noi il progetto “PIU’ FORTI INSIEME

Potete trovare tutte le informazioni necessarie seguendo questo collegamento: https://www.fondazionesantorsola.it/progetti/piu-forti-insieme/

Ciascuno di noi quindi si preoccupi della propria salute e di quella dei propri cari, rispettando le indicazioni dei medici e delle autorità sanitarie e pubbliche, aiutando coloro che sono in difficoltà secondo le proprie possibilità e sensibilità, secondo coscienza e prudenza.

Un pensiero ed una preghiera vadano in ricordo di tutti coloro che non ce l’hanno fatta, per chi sta soffrendo in questo momento e per coloro che purtroppo soccomberanno ancora.

Mi preme anche ricordare ed abbracciare idealmente nostri amici in Tanzania e per dirla con le parole di Padre Peter Wissa (segretario particolare di S.E.R. Mons. Tarcisius Ngalalekumtwa, Vescovo della Diocesi di Iringa):

“Speriamo che questa pioggia passi presto”

Siamo in contatto con i nostri amici in Tanzania, ci informiamo e sosteniamo a vicenda, cercheremo di non far loro mancare la nostra vicinanza.

Certamente ancora una volta, insieme ce la faremo.