XI cena di Solidarietà

Cari amici di Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere con grande piacere vi informo che anche quest’anno, grazie all’impegno di Marisa, Silvia, Manuela e Mario, abbiamo organizzato la ormai tradizionale Cena di Solidarietà che è ormai giunta alla sua undicesima edizione !

Quest’anno abbiamo poi una bella novità: avremo il piacere di ospitare il coro CantER, il coro del Circolo Dipendenti della Regione Emilia Romagna, che si esibirà per tutti i partecipanti prima della cena.

Appuntamento quindi per Sabato 18 maggio dalle ore 19:30 presso la sala polivalente del Teatro San Luigi in via Sant’Elena 16 a San Martino in Argine, con il coro CantER e a seguire, cena conviviale.

Non dimenticate che lo scopo della cena è di sostenere le attività di Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere in Tanzania, in particolare il progetto “Under the Mango Tree” per l’accoglienza dei bambini albini abbandonati a Tabora, vi aspetto quindi numerosi !!!

Chiamate anche i vostri amici e siate generosi !!!

Di seguito tutte le informazioni utili.

Qui le indicazioni per raggiungere la sala polivalente del teatro San Luigi a San Martino in Argine.

Sostenete i nostri progetti:

  • potete donare utilizzando le info che trovate qui a fianco sulla destra
  • potete accordarci il 5×1000 aderendo alla nostra campagna

Rosanna

Rosanna è la mamma di Eugenio, ci ha sempre sostenuto con un entusiasmo a volte disarmante.

Nelle poche occasioni che ho avuto di poter scambiare parole ed opinioni con lei non ha mai mancato di ringraziare l’associazione per quello che facciamo e per avere “accolto” Eugenio.

Ho sempre accettato volentieri i suoi complimenti ed i suoi ringraziamenti a nome di tutti noi replicando che in realtà siamo noi a doverla ringraziare per essere stata l’origine dell’incontro con Eugenio e per quel suo entusiasmo che è per noi preziosa fonte di energia nuova e necessaria per affrontare le fatiche e le sfide che i nostri progetti ci pongono quotidianamente.

Ora Rosanna ci ha lasciato, ma conserviamo il ricordo del suo entusiasmo contagioso, per il quale la ringraziamo ancora e ancora lo faremo.

Un abbraccio forte ad Eugenio su cui grava ora il peso della perdita ed un augurio perché possa farne opportunità di crescita.

Ti siamo vicini

s.m.

SCSF 2019 le nostra attività

Come ormai consuetudine da 11 anni, le cene di Solidarietà sono una occasione (assieme alla assemblea generale annuale della associazione) per fare il punto sulle nostre attività.

Quindi anche quest’anno ho cercato di riassumere chi siamo, come operiamo, cosa facciamo e a che punto siamo.

Per chi non ha potuto partecipare alla cena ecco il contenuto della presentazione.

XI cena di solidarietà: Grazie a tutti !!!

Vorrei ringraziare a nome di Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere, tutti gli amici che hanno partecipato alla cena di ieri sera.

In particolare un ringraziamento di cuore va al coro CantER e al Maestro Marco Cavazza che con una divertente scelta di canti popolari (tutti apprezzatissimi, in particolare ovviamente quelli africani) ha rallegrato e divertito gli amici presenti riscaldando i cuori in una serata di questo mese di maggio autunnale. Grazie, ancora, di cuore, e se anche il coro si è trovato bene con noi, speriamo di avere presto altre occasioni per ascoltare le loro voci.

Grazie davvero anche alle “Zdóre”, alle cuoche che hanno cucinato e condotto la cucina e la sala con generosità ed impegno, hanno rallegrato i nostri palati. Grazie !

Grazie a Manuela, Silvia, Luca, Marisa, senza il cui aiuto questi incontri non sarebbero possibili;

Grazie alla Parrocchia di San Martino in Argine per l’ospitalità;

Grazie a Mario, Paolo, Giuliano, Andrea, Eugenio, Tarcisio e a tutti gli amici di Solidarietà che concretamente sostengono e partecipano alle attività di SCSF;

Grazie a Marco, Anna, Giuseppe, Luciano, Benito, Benedetta, Sara, Anna Nicoletta, Suor Carla, Gian Luigi, Giulio, Fabio, Stefano e a tutti i volontari e amici che nel tempo si sono avvicendati in Tanzania e che continuano a donare il loro tempo e il loro entusiasmo;

Grazie agli amici africani che continuano con pazienza ad ospitarci ed aiutarci, stranieri a casa loro: Mons. Tarcisius, P. Vincent, P. Luciano, P. Peter, P. Salvador, John, Elia, William, Fanik, Bushiri, Saidi e molti, molti altri che sono cresciuti assieme a noi e continuano con caparbietà a sostenere il nostro impegno condividendone lo spirito;

E grazie anche a chi ci ha lasciato questa eredità, di solidarietà e di cooperazione senza frontiere: Edgardo, Don Giovanni, mi papà Gianfranco e molti altri ancora, so che ci seguono e ci aiutano;

Grazie a tutti voi per essere qui e grazie a tutti gli amici che continuano a seguirci e a sostenerci;

Il vostro sostegno è l’aiuto più gradito !!!

Riflessione sulla fatica di chi resta

La notizia dell’incidente aereo accaduto lo scorso fine settimana dove sono scomparsi assieme agli altri, anche alcuni volontari e cooperanti italiani durante il viaggio che li avrebbe portati sui luoghi delle loro attività mi ha colpito.

Non mi è facile esprimere i sentimenti che provo pensando a questo tragico evento. Naturalmente senza dimenticare tutte le disavventure e le tragedie che purtroppo accompagnano, fin troppo spesso, le attività di volontariato specie in ambito internazionale, eventi dei quali si cerca di non parlare ma che non possono essere ignorati.

Il pensiero va immediatamente e naturalmente a chi è scomparso ed a ciò che stavano facendo di buono, ma è soprattutto alle loro famiglie, a chi resta e soffre la perdita dei propri cari, sottratti al loro affetto proprio mentre stavano facendo ciò che ritenevano giusto fare seguendo i propri ideali e le proprie convinzioni, senza clamore, non per farsi belli o buoni, ma semplicemente perché credevano in ciò che stavano facendo e perché lo ritenevano giusto, che penso in questo triste momento.

Non che queste persone siano più importanti delle altre altre, ciascuna agli occhi dei loro cari, certo, ma questa tragedia mi spinge a condividere con tutti voi alcune riflessioni che sino ad ora ho sempre tenuto per me.

In particolare su quel sottile senso di disagio, un misto tra timore e malinconica tristezza, non intense ma quanto basta per lasciarmi sempre, assieme all’entusiasmo e alla energia che accompagna ogni partenza, in leggero sapore amaro. Provo queste sensazioni contraddittorie ogni volta che parto, ogni volta che per le attività della nostra associazione, cose in cui credo, cose che credo giuste, devo partire lasciando a casa la famiglia.

La consapevolezza che chi resta, mentre noi partiamo per seguire ciò che riteniamo giusto, prova sentimenti contraddittori: solidarietà e condivisione, ma anche abbandono.

Il tempo che decidiamo consapevolmente di impegnare per il volontariato per quanto convintamente giuste possano essere le motivazioni, è comunque tempo sottratto alla famiglia ed agli affetti, e se chi parte può essere disposto a sacrificarlo in ragione di un valore che si ritiene superiore, resta il fatto che dall’altra parte il reciproco non è una scelta ma una conseguenza.

L’entusiasmo e l’impegno che sostiene ogni partenza ha per me sempre una punta di amaro per chi resta a casa, non importa se per periodi più o meno lunghi o per mete più o meno lontane, senza l’accettazione, tacita spesso, delle nostre personali decisioni, noi non potremmo seguire gli ideali in cui crediamo.

La fatica, la sottile ansia, la responsabilità verso i figli e la famiglia, il carico certamente maggiore per la vita quotidiana che comunque prosegue anche durante le nostre assenze, valgono tanto quanto, se non di più, il nostro impegno, la nostra fatica, il nostro tempo durante queste assenze.

In questa tragica occasione penso che, chi scompare mentre si sta impegnando in ciò che ritiene giusto, non ne sopporta le conseguenze ed il dolore, non dovrà chiedersi il perché, oppure sopportare il rimorso di non essere riuscito a trattenere a sé i propri cari, o trovare la forza di condividere e continuare a credere in ciò che appare direttamente la casa di una così violenta ed irreversibile privazione.

é chi resta che sopporta sempre la fatica di dover sopperire a chi parte. E se il ritorno, riportando affetti ed entusiasmo rimette in equilibrio la vita, la perdita lascia il peso del recupero sulle spalle di chi resta.

Lascia però anche tutta la forza, l’energia, la volontà, la fede, l’entusiasmo e forse anche l’incoscienza profuse da coloro che pur involontariamente hanno sacrificato la propria vita per un ideale buono, e certamente tutte queste forze, energie, volontà, fedi ed entusiasmi avranno generato legami di amicizia e di solidarietà che pur non potendo sostituire la perdita di un famigliare, potranno però in qualche modo aiutare chi è rimasto a sopportarne il peso a forse a rimarginarne le ferite.

Questo è ciò che spero per chi resta.

S.M.

Si monta il cuore dell’Hi project Madege

Si monta il cuore dell’Hi project Madege

In questo ultimo scorcio di anno Marco, Simone assieme agli operai stanno facendo veramente un lavoro stupendo ed impagabile. Di seguito il massaggio direttamente dalle parole di Marco (che ormai, giustamente a mio parere, si firma scherzosamente, S.Marco):

“Comincia a piovere, oggi giornata dedicata a P. Luciano che è salito da noi per verificare la situazione. Abbiamo parlato dei prossimi impegni e modalità per affrontarli. Abbiamo insistito sulla puntualità quando si riprenderà il lavoro con altri tecnici della Brulli che non disporranno di molto tempo. Noi nei prossimi giorni continuiamo il lavoro accanto alla turbina, non cosa da poco e crediamo di fare un buon lavoro. Domani il programma è di infilare il gruppo turbina e volano nel cassone tegoli. Ti manderò aggiornamento fotografico di questa bella macchina che sto imparando a conoscere.
A domani.
S. Marco”

Ed eccole le ultime immagini che Marco ed Elia ci hanno mandato proprio ieri (12 dicembre 2018) dal cantiere a valle delle cascate del Lukosi, con i commenti di Marco: 

Continuo ad essere ammirato dal lavoro che Marco, assistito dall’Ing. Simone Miranda ed aiutati dagli operai africani stanno facendo, al tutti loro ed anche ad Anna che continua infaticabile a mantenere operativa ed accogliente Casa Monari per i nostri volontari e tecnici italiani, vada il nostro più caloroso e fraterno ringraziamento. Da parte mia anche un poco di “invidia” per non poter essere assieme a loro in questo momento.

Grazie ragazzi, continuiamo a fare “piccoli passi” assieme !!!
BUON LAVORO !!!

Ancora dalla Tanzania

Ecco le ultime foto che ci ha mandato Marco tramite Elia, il nostro autista e meccanico, da Maguta; dove come vedete i lavori per il montaggio della turbina  proseguono con l’obbiettivo di completare la collocazione provvisoria entro la chiusura del cantiere.

Tra un paio di settimane infatti i nostri volontari e l’ingegnere della Brulli rientreranno in Italia e il cantiere verrà chiuso per la pausa natalizia. Sarà riaperto nel primo trimestre dell’anno prossimo appena arriveranno sul posto i materiali per completare l’installazione della centrale.

Le prime attività del cantiere 2019 saranno proprio quelle dedicate all’assemblaggio definitivo della turbina ed al getto di completamento che la fisserà nel blocco ti tenuta.

Successivamente saranno montati e collegati l’alternatore, i quadri ed i trasformatori, che saranno installati parallelamente alla posa delle prime due linee elettriche necessarie anche per il collaudo dell’impianto.

Mi preme sempre ricordare che tutto questo è stato realizzato negli anni con il contributo volontario di tanti amici, tecnici ed operai italiani che si sono dati disponibili gratuitamente per seguire sul posto la realizzazione delle varie fasi del progetto assieme naturalmente al lavoro, retribuito dalla Diocesi di Iringa con fondi di SCSF, delle centinaia di operai africani che si sono alternati in cantiere in questi anni e che quindi ne hanno potuto ricavarne sostentamento e prospettiva di un futuro migliore per sé e per le loro famiglie.