Don Tarcisio

Mi risulta difficile scrivere di un altro amico che ci ha lasciato, una persona speciale, non comune.

L’attraversata di questi ultimi due anni è decisamente difficoltosa, prima la bonaccia di una impotente ma impegnativa (negli infiniti tentativi di remare comunque verso la riva senza il vento) attesa del dipanarsi di questioni complesse tra burocrazia e finanza (entrambi ambiti a noi così estranei nel bene e nel male!) poi la tempesta di questa pandemia che ci taglia il fiato e le energie.

Davvero, mi risulta difficile parlare ancora una volta di una perdita. Tanto più in quanto è la perdita più che di un amico, di un padre.

Don Tarcisio Nardelli, per me semplicemente Don Tarcisio, ci ha lasciato domenica scorsa a causa di questa nuova e subdola malattia.

Conobbi Don Tarcisio nel settembre del 1976 in Friuli quando, quattordicenne, accompagnai i miei genitori assieme al Prof. Monari per contribuire alla costruzione delle casette per le famiglie colpite dal terremoto. L’iniziativa partì dalla Caritas di Bologna con Don Tarcisio, che chiamò il suo amico Edgardo per aiutarlo. Non dimenticherò l’esperienza fatta per le vie di Gemona camminando assieme ai miei genitori che discutevano sul da farsi assieme al Prof. Monari e a Don Tarcisio, mentre la terra ancora tremava.

Anni dopo, nel 1984, lo incontrai ancora a Usokami, dove andai quell’anno la prima volta, sempre assieme al Prof. Monari, per fare con Felice Monaco e Marco Del Duca il rilievo strumentale dell’area dove sarebbe sorta la diga sul fiume Mafufumwe per portare l’energia elettrica alla Missione di Usokami presso la quale Don Tarcisio Nardelli era Padre Missionario per la Diocesi di Bologna.

Fu proprio Don Tarcisio, assieme al Prof. Monari ad accompagnarmi nella scoperta di quel mondo per me allora così lontano e sconosciuto.

Fu proprio Don Tarcisio, chiedendo aiuto al suo amico Edgardo per portare l’energia elettrica all’allora dispensario della missione di Usokami, a dare inizio alla avventura africana nella quale ancora siamo coinvolti e che ci ha dato l’opportunità di conoscere e crescere in questa difficile e faticosa ma contemporaneamente giusta ed entusiasmante esperienza di Solidarietà.

Ho ritrovato Don Tarcisio a Bologna quando chiamò mio babbo, Gianfranco, suo amico, per aiutarlo ad occuparsi delle questioni tecniche mentre io ancora studente universitario, muovevo i primi passi nel mondo della professione al suo fianco.

Don Tarcisio con il suo pensiero, le sue parole ed il suo esempio è sempre stato un riferimento, spesso una boa sicura, per mantenere la rotta nel lungo cammino con Solidarietà in Tanzania, soprattutto dopo la scomparsa di Edgardo, Gianfranco e di Don Giovanni, quando mi sono ritrovato con la responsabilità diretta della conduzione di Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere.

Proprio a lui mi rivolsi, da poco investito di questa responsabilità, all’indomani della scomparsa di Don Giovanni, sentendo che l’associazione era rimasta ancora una volta orfana di uno dei suoi padri, per farci da Padre Spirituale ed aiutarci (aiutarmi) nella nostra (mia) difficoltà per proseguire il nostro cammino “a piccoli passi”.

Ricordo bene le sue parole di disponibilità nonostante i tanti impegni e l’età; ricordo le sue parole ed i suggerimenti preziosi, soprattutto in questi ultimi anni difficili.

Ho negli occhi e nelle orecchie l’entusiasmo e la determinazione concreta delle sue parole e delle sue preghiere ai nostri incontri e nelle sue “omelie” online, così concrete e vicine, in questo periodo di segregazione sociale durante il quale proprio gli uomini e religiosi come lui hanno continuato a fare da “ponte” tra le persone, soprattutto con quelle più deboli, disagiate ed in difficoltà, fino a rischiare ed infine sacrificare la propria salute la propria vita.

Ciao Don Tarcisio, ci mancherai ! Mi mancherai ! Mi mancheranno le tue parole, i tuoi suggerimenti, la tua esperienza, e anche la tua voce, così incredibilmente e contemporaneamente forte e dolce.

Ho un’ultima preghiera da farti, caro Don Tarcisio, un altro favore da chiederti, ora che certamente sei nella casa del Padre Nostro assieme a tutti i giusti ed in particolare al fianco di Edgardo, Gianfranco, Don Giovanni: assieme a loro continuate a sostenerci a darci la forza e la capacità di proseguire il cammino che avete tracciato, illuminate gli amici che assieme a noi stanno percorrendo questo ultimo difficoltoso tratto, aiutateci a portarlo a compimento.

Un abbraccio, forte

Stefano

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